SIMONA LO IACONO ROMANZIERA CON LA TOGA
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SIMONA LO IACONO ROMANZIERA CON LA TOGA

Siracusana per nascita e per orgoglio, magistrato per vocazione, scrittrice per talento. Nelle sue opere, atti processuali e carteggi si intrecciano a narrazioni di grandi umanità, realizzando un percorso di ricerca della verità, capace di avvincere i lettori alla stessa maniera in cui emozionano e appassionano chi lo scrive. Perché: “Scrivere sentenze e scrivere racconti sono due attività che si influenzano a vicenda, ogni giorno, nella mia vita”

 

Freetime 43 - Simona Lo IaconoGianrico Carofiglio ha avuto modo di dire che “per scrivere un buon legal thriller ci vogliono avvocati o magistrati capaci di raccontare storie avvincenti, se no è meglio leggersi un manuale di procedura penale”. E se questo giudizio, un po’ autocelebrativo e un po’ tranchant nei confronti di tanti colleghi, porta la firma dell’unico magistrato che ha abbandonato la toga perché “fare quel lavoro nel tempo libero, tra la scrittura, un convegno e la presentazione di un libro, non sarebbe stato dignitoso”, c’è da chiedersi cosa penserebbe se leggesse almeno uno dei romanzi di Simona Lo Iacono: una che, con la capacità che solo le donne hanno di gestire così tanti e impegnativi fronti nello stesso momento, oltre a fare il magistrato (senza alcuna intenzione di smettere) e la scrittrice (promettendo di avere appena cominciato), fa anche la mamma.

“Infatti leggo e scrivo la notte, praticamente si può dire che non dormo”, conferma subito, facendoci strada tra gli ampi saloni del suo appartamento in Ortigia, sobrio ed elegante come premurosi e affabili appaiono i modi di colei che l’ha restaurato e arredato. Simona Lo Iacono, 44 anni ed energie da vendere, ha messo anche in questo passione e buon gusto. E tra i volumi di storia siciliana ben ordinati sui mobili dell’antico artigianato locale, si affaccia anche un “pupo” sorridente, biondo e con la toga: “Sì, sono io! Questo bellissimo regalo me l’hanno fatto i pupari Vaccaro Mauceri quando, alla presentazione di un libro, ho abbinato uno spettacolo di pupi siciliani. Perché io mi occupo anche di organizzare questo tipo di eventi, sapete? Se no alle presentazioni dei libri ci si annoia e non ci viene nessuno”.

Insomma, sembrano davvero inesauribili le energie di questa brillante siracusana, come inesauribile è la vena che attinge al grande serbatoio delle parole e che le scorre nel sangue insieme alla passione per il suo lavoro in Tribunale: un talento e una vocazione che si mescolano ogni giorno, contaminandosi di una reciproca carica di umanità. Come nel suo ultimo romanzo, Effatà, in cui si vanno avvicinando, fino a congiungersi, la storia di un bambino sordomuto nella Siracusa degli anni ‘50 e quelle che vengono fuori dagli atti processuali del processo di Norimberga, in particolare quelli relativi all’Aktion T4, il programma di eugenetica del regime nazista.

Freetime 43 - Simona Lo IaconoChi scrive di solito è legato a questo esercizio da una ricerca di conforto, in alcuni casi addirittura di salvezza. Qual è il suo primo ricordo legato a questo rapporto con le parole e come si è evoluto nel tempo?
La passione per la scrittura è nata con me ed è cresciuta con me. Sin da piccola scrivevo racconti o poesie. In verità ho iniziato proprio con i versi e ne scrivevo molti da ragazza. Solo che poi, quando è arrivato il momento di fare la mia scelta di vita, mi sono indirizzata verso gli studi giuridici e avevo in testa in particolare di volermi occupare della cura di minori. Ora ho trovato “casa” al Tribunale di Siracusa, ma mai, in tutti questi anni, ho smesso di scrivere. Poi, nel 2006, è arrivato il momento di cominciare a pubblicare. Dopo il racconto “I semi delle fave”, nel 2009 sono arrivata a pubblicare il primo romanzo, “Tu non dici parole”, che subito vinse il Premio Vittorini: anche questo libro è una esemplificazione del mescolamento tra i miei due mondi, perché è la storia di una suora di Bronte che si affianca ai carteggi della Santa Inquisizione. Nel frattempo ho cominciato la collaborazione, con una rubrica a metà tra letteratura e diritto, con Letteratitudine di Massimo Maugeri e con lui ho anche scritto a quattro mani il racconto lungo “La coda di pesce che inseguiva l’amore”. In questo, come nel successivo romanzo “Stasera Annadorme presto” e naturalmente in “Effatà” resta quella cifra stilistica.

Questa presenza del processo in senso stretto, ha dunque una funzione precisa nello stile di questi racconti?
Il racconto in chiave processuale mi consente, in ogni opera, di far emergere anche la metafora del processo nascosto. Io penso infatti che ciascuno di noi allestisca all’interno del proprio cuore un processo silenzioso, che non viene mai esternato, nel momento in cui si pone in relazione con gli altri e li valuta, spesso alla luce di una carica di pregiudizi. Si tratta di un processo senza difesa, perché chi è sottoposto a giudizio ne è ignaro. Questa è una modalità di approccio molto diffusa nelle relazioni umane: invece di lasciarci stupire dall’altro siamo più facilmente predisposti a giudicarlo. Probabilmente è una dinamica che ci portiamo dentro: nel mio “Stasera Anna dorme presto”, quattro personaggi che sembrano legati tra loro da un rapporto che sembra d’amore, in realtà trova esito in un giudizio che determina solo separazioni ed è caratterizzato da mancanza di pietà. Ecco: spesso il nostro processo nascosto è privo di vera partecipazione, di capacità di commozione.

Si nota, però, anche una propensione per l’approfondimento di veri e propri casi di studio che, da semplici fatti processuali, si trasformano in storie ed esprimono tutta la loro carica letteraria…
La storia di Effatà, lo dimostra. Stavo studiando, per il mio lavoro, un caso di diritto internazionale e mi sono imbattuta per caso nei verbali del processo di Norimberga e con la storia di questo bambino che era stato vittima del programma di eugenetica ed era morto il 29 maggio del 1945, quando Hitler era già morto e lui avrebbe avuto, dunque, qualche possibilità di salvarsi. L’ho scoperto, per una sconcertante coincidenza, proprio il 29 maggio: era il 2010 e poche notti prima avevo sognato due bambini, uno bruno e uno biondo, che non parlavano. Così è nato quel romanzo. L’idea non è dunque solo quella di mescolare diritto e letteratura, ma far capire che in entrambe le storie si compie una ricerca di verità: una processuale, con strumenti giuridici; una letteraria, quella che ogni scrittore sperimenta non solo rispetto ai personaggi, ma anche rispetto a se stesso.

Il romanzo è ambientato a Siracusa. Qual è il legame che le sue storie mantengono con questa città e con la sicilianità in generale?
È un legame fortissimo, non solo perché ognuno di noi è inevitabilmente figlio della propria terra, ma perché io davvero sono convinta che la Sicilia sia la chiave di tutto: la nostra storia racconta tutto delle dinamiche del potere, dello scandalo delle vicende dei potenti e di quelle degli ultimi o ultimissimi: la fortuna dei primi e il sacrificio dei secondi è uno dei cardini della storia siciliana e una delle cose che più mi interessa indagare. In ogni mio romanzo lavoro sempre sullo sfondo storico, attraverso la ricerca con studi d’archivio.

_MG_5885Non è un po’ troppo lavoro, per essere – in realtà – quasi un hobby?
Sono una persona molto organizzata, ho una tabella di marcia pazzesca: di giorno faccio la mamma di un ragazzo di 14 anni che fa mille attività, vado in udienza, preparo le sentenze e solo alla fine della giornata mi concedo i miei permessi. La notte, per me, è il tempo delle storie.

Appunto. Di giorno scrive sentenze e di notte romanzi: lo scarto è anche nello stile letterario…
Assolutamente sì, ma mi accorgo che i due stili, quello giuridico e quello narrativo, si contaminano e si condizionano a vicenda. In realtà la mia natura è tendenzialmente lirica, emozionale, passionale: è quell’istinto che devo imbrigliare nelle sentenze, laddove deve prevalere il dato tecnico e normativo. Allora mi succede che l’impatto con la realtà quotidiana mi aiuti a temperare la scrittura narrativa, a snellirla, a non accedere in liricità. E anche la scrittura narrativa mi aiuta nelle sentenze, perché automaticamente sono portata ad applicare la stessa ricerca di senso e spesso mi accorgo di particolari chiavi di lettura nel significato di certe parole. Le due mentalità si aiutano a vicenda e mi aiutano – per così dire – a non essere disumana, a non essere legata solo al dato tecnico, anche nel semplice svolgimento del mio lavoro di magistrato.

E le è mai capitato che una storia trovata tra le pagine di un fascicolo processuale, sia poi effettivamente entrata in un racconto o in un romanzo?
Non proprio un personaggio in particolare, ma scaglie di personaggi. Ogni processo ti mette a contatto con tutto quello che nell’umanità accade: un campionario immenso di errori e sofferenza. Capita allora che io mi ponga di fronte a una confessione o a una testimonianza come di fronte a io narranti. In realtà questo non riguarda solo ciò che accade nel mio lavoro: mi imbatto, nella vita, sempre in qualcosa di interessante. Non può essere diversamente per chi si mette in una dimensione narrativa: si è sempre attenti alle suggestioni che la realtà ci offre, ci si lascia catapultare in altre atmosfere. Accade persino mentre si scrive: a un certo punto è la storia che ti spinge. Ogni personaggio diventa indipendente e ti sfugge di mano, come intendeva Pirandello: io aggiungo che a volte i tuoi personaggi ti conoscono meglio di quanto tu conosca te stesso, non sei tu che ti specchi in loro ma loro che ti costringono a prendere possesso di te stessa.

A proposito di suggestioni, qual è il libro che non potrebbe mai mancare nella sua libreria?
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

Freetime 43 - Simona Lo IaconoE tra i siciliani?
Sicuramente I viceré di Federico De Roberto. Ma non è facile scegliere…

C’è di buono che non ce n’è bisogno, dato che la sua casa è quasi una biblioteca.
Non solo, questa casa ha ospitato anche tanti salotti letterari. Mio figlio era molto impegnativo da piccolo e per me era difficile occuparmi di letteratura, così ho pensato: sarà la letteratura a venire a casa mia. Ogni sabato organizzavamo qui presentazioni di libri, incontri e corsi di scrittura creativa. Come si può ben vedere, è un mondo da cui non mi posso separare.

 

Le foto  sono di Marcello Bocchieri

0 0 2446 24 ottobre, 2014 People ottobre 24, 2014

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