MARIA ANGELA PADOVA
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MARIA ANGELA PADOVA

 

Dalla Sicilia all’Australia, dalla Bond University alla Carlo Bo, dalla Bicocca all’Ausl 7 di Ragusa, dove ha avuto il coraggio dopo tre anni di dimettersi da un incarico di dirigente “perché la pubblica amministrazione è qualcosa di altro e di diverso rispetto all’imprenditoria privata, condizionata com’è da certe logiche che mi portavanoCanada Goose Manitoba Jacket a scontrarmi quotidianamente con un sistema che non vuole cambiare”. Oggi Maria Angela Padova è l’unica componente donna nel nuovo cda della Banca della Contea di Modica. E coniuga questo incarico con il lavoro nelle sue imprese personali e con quello – non meno gravoso – di moglie e madre.

Foto Simone Aprile

È nata in una famiglia di noti imprenditori a Ispica, crescendo con la consapevolezza dell’importanza delle relazioni esterne in questo campo. E sin da ragazza ha immaginato che il suo percorso di formazione sarebbe stato orientato agli studi di economia e commercio, con uno specifico indirizzo manageriale. Dopo una laurea, un Mba Equivalent all’australiana Bond University, un passato accademico alla “Carlo Bo” di Urbino e alla Bicocca di Milano, Maria Angela Padova ha oggi maturato una consolidata esperienza bancaria nella valutazione del merito di credito e della qualità degli affidamenti nell’ambito del credito cooperativo e non a caso, da qualche settimana a questa parte, è l’unica donna presente nel nuovo consiglio d’amministrazione della Banca della Contea di Modica. Un consiglio nato a seguito di un sostanziale “commissariamento” della dirigenza da parte di Banca d’Italia, che ha imposto la selezione di professionisti qualificati.

L’occasione di partecipare al cda della Banca della Contea è anche quella di mettere queste sue specifiche competenze al servizio del suo territorio d’origine. Ma in realtà, gran parte della sua esperienza l’ha acquisita altrove…

Sin dai tempi dell’università ho scelto di andare via, consapevole che tagliare il cordone ombelicale con la mia città e la mia regione mi avrebbe consentito di affrontare nuove situazioni e dunque di raggiungere una crescita complessiva. Ho studiato a Urbino, ma la cosa davvero incredibile è successa quando ho partecipato ad un concorso del Sole 24 Ore, conquistando inaspettatamente il primo premio. Ricordo le particolari difficoltà di quel concorso, perché bisognava ideare un progetto innovativo nel settore turistico e descriverlo in pochissime righe, insomma una sorta di gratta e vinci legato alla compagnia aerea australiana Qantas.

Andai in Australia per un mese, con l’opportunità di fare un corso di inglese presso la prestigiosa Bond University: in quel breve lasso di tempo mi resi conto che mi capitava spesso di aiutare altri ragazzi che frequentavano l’MBA, il master post universitario di economia, amministrazione e finanza. Allora mi dissi: se posso farlo per loro, perché non farlo per me? E misi a ferro e fuoco l’Università australiana affinché mi consentissero di fare il master alla Bond University nonostante non mi fossi ancora laureata in Italia. Mi ricordo che quando la pratica fu approvata, non ebbi il coraggio di chiedere a mio padre i soldi per farlo davvero: così gli scrissi un fax! Lui accettò e io andai…

Ma gran parte della sua esperienza deriva proprio dalla formazione accademica a Urbino…

Quando sono tornata dall’Australia ho dato l’esame di tecnica bancaria con il prof. Attilio Giampaoli, un vero luminare in questo campo, e con lui lavorai ad una tesi sul credito cooperativo. Le credenziali per avere questa opportunità me le fornì proprio quell’esperienza. Da lì è nato il mio interesse per il credito cooperativo, strettamente legato al modello per l’analisi di bilancio e della valutazione del merito di credito delle imprese che Giampaoli aveva ideato.

E da quel momento non ha mai abbandonato questo campo?

In realtà ho sempre avuto molte sovrapposizioni professionali. Pensi che sono stata anche presidente del CdA di una S.p.A. collegata ad terzo gruppo ottico italiano. Ma dopo la laurea ho iniziato a collaborare e ho sempre collaborato con società di consulenza, lavorando nel mondo del credito cooperativo sia per le banche che per le imprese, mettendo mano anche a grosse operazioni di consolidamenti per importanti realtà imprenditoriali nell’Italia del centro e del nord.

In tutti questi casi mi ha aiutato sempre la mia formazione ibrida, da un lato quella imprenditoriale legata alla mia famiglia, dall’altro quella accademica rivolta alla consulenza e alla formazione. Abbiamo elaborato diversi progetti per mettere assieme banche e imprese, con l’idea di fondo che chi lavora in entrambi i ruoli debba fare uno sforzo per comprendere il punto di vista dell’altro.

Nel corso del mio lavoro di consulenza per il credito cooperativo, ho anche contribuito alla realizzazione di un software per le analisi di bilancio, che è stato poi distribuito all’interno di un centinaio di banche di credito cooperative del centro e del nord Italia.

Diceva delle sue sovrapposizioni professionali: dall’ambito accademico alle imprese di famiglia, passando per l’incarico di dirigente del servizio Programmazione e controllo di gestione dell’Ausl 7 di Ragusa…

Un tempo la mia ambizione era legata all’ambito accademico. Ho partecipato quasi per scommessa ad un concorso per il dottorato di ricerca alla Bicocca di Milano, dove non pensavo mi avrebbero mai presa, dato che non avevo mai avuto nulla a che vedere con quell’Università. Invece sono arrivata seconda e pensare che c’erano solo tre posti, di cui il terzo senza borsa. Ma proprio in quel periodo ho conosciuto quello che oggi è mio marito (Giorgio Ruta, firma storica del giornalismo siciliano e oggi addetto stampa al Comune di Siracusa, ndr)e contestualmente mi hanno chiesto di andare a fare il dirigente del servizio controllo di gestione all’Ausl di Ragusa. Senza questa coincidenza probabilmente non avrei mai accettato di tornare. Ma in fondo ho colto quell’occasione per due motivi: il primo è che ero convinta che, da consulente, non sarei mai riuscita a entrare Canada Goose Montebello Parka dentro le cose fino in fondo; il secondo è che mi piacciono le sfide e quella era davvero una bella sfida. Ma la Pubblica Amministrazione è qualcosa di altro e di diverso rispetto all’imprenditoria privata, per cui dopo tre anni ho avuto il coraggio di dimettermi da un incarico prestigioso ma, come è prassi del pubblico, condizionato da certe logiche che mi portavano a scontrarmi quotidianamente con un sistema che non vuole cambiare.

Sono tornata ad occuparmi dell’azienda di famiglia, che si occupa di produzione e selezione di prodotti per la ristorazione – olio e mandorle, in particolare – e della mia personale, che si occupa di consulenza economica e finanziaria.

Quali sono stati i termini del suo coinvolgimento nel nuovo cda della Banca della Contea, ma innanzitutto cosa l’ha spinta ad accettare questo incarico?

Sempre perché mi piacciono le sfide: non è un caso che la mia santa protettrice sia Santa Rita, a cui mi consacrò mia nonna quand’ero piccola! Scherzi a parte, già quando è nata questa banca io sono stata tra coloro che si sono occupati di redigere il piano industriale, ne conosco quindi i principi ispiratori. Quando ci sono stati dei problemi legati all’ispezione di Banca d’Italia, mi è stato chiesto di far parte di un nuovo consiglio d’amministrazione che avesse un taglio di professionalità e alta qualificazione.

L’obiettivo che ora ci siamo dati è quello di ripristinare, ove possibile, il valore della banca, che probabilmente verrà accorpata ad un istituto di adeguato standing, il che inevitabilmente determinerà la perdita di quel valore dato dal legame col territorio.

Tuttavia, nonostante le forti politiche di aggregazione a cui siamo costretti oggi, io penso che sia ancora possibile fare banca come credito cooperativo, pur dovendosi giustamente sottoporre alle regole e ai controlli dell’organo di vigilanza che oggi, per alcuni aspetti, sono gli stessi sia per i piccoli che per i grandi istituti.

Sentendola parlare sembra di cogliere nelle sue parole grande equilibrio, ma anche fermezza e quasi intransigenza. Ma Maria Angela Padova manager in casa sua, com’è?

Dalla mattina alla sera cucinerei o starei nell’orto. In ogni caso con la mia famiglia, mio marito e il piccolo Vincenzo Maria che trovo molto coinvolto in questo. Dico sempre che se non avessi loro farei le stesse cose, perché le ho sempre fatte, ma con la “ciurma” le faccio meglio e mi diverto tantissimo. Mi piace preparare i dolci, dal tiramisù allo strudel e alla crema chantilly, per non parlare della mia proverbiale pizza. E se si fa un barbecue di solito il comando è mio. Nell’orto poi, mi inorgoglisce il fatto di veder crescere e raccogliere le cose che io stessa ho seminato. Anche in questo caso, in fondo, si tratta di accettare una sfida: per carattere, ogni cosa devo farla nel migliore dei modi possibili… anche se non sempre ci riesco!

 

0 0 1752 20 ottobre, 2014 Business , People ottobre 20, 2014

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