GIOVANNI STRACQUADANIO: ALLA RICERCA DELL'AMERICA E DEL GENOMA
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GIOVANNI STRACQUADANIO: ALLA RICERCA DELL’AMERICA E DEL GENOMA

La storia di Giovanni Stracquadanio che, nato a Modica 32 anni fa, ha dovuto attraversare l’oceano per trovare fortuna, per scoprire la “sua” America è la storia di un cervello in fuga. Uno di quei tanti giovani scienziati che, incompresi in Italia, trovano all’estero la giusta considerazione e la definitiva consacrazione.

 

Freetime 42 -StracquadanioGiovanni ha fatto parte del team della Johns Hopkins University di Baltimora che ha condotto uno studio destinato a diventare cruciale per progettare organismi su misura per compiti specifici, oltre ad aprire la strada alla realizzazione di qualsiasi tipo di cellula artificiale che possieda specifici geni.
Ora, conclusa l’avventura transoceanica, per lui si sono aperte le prestigiose porte di un tempio della sapienza europea, l’università di Oxford.
Con lui andrà anche Elisa, la sua compagna di vita da otto anni, anche lei ricercatrice anche lei innamorata della scienza.

Noi abbiamo incontrato il giovane scienziato durante una breve vacanza che si è concesso nella sua Modica, prima dell’inizio della nuova avventura oxfordiana.

Pronto per tuffarti in questa nuova, intrigante sfida?
Prontissimo. Ad Oxford mi muoverò più sulla Cancer Biology, tratterò quindi di malattie. Cercherò di capire quali modifiche genetiche possono scatenare la proliferazione del cancro.
Insieme a me ci sarà Elisa che è stata con me anche in America. Sono fidanzato da 8 anni con una ricercatrice di Acireale, Elisa Pappalardo. Tra di noi ci capiamo alla perfezione. In fondo siamo come gli zingari, non abbiamo una fissa dimora ma andiamo dove ci danno la possibilità di fare il nostro lavoro. Però vi posso assicurare che fuori dal laboratorio non parliamo mai di lavoro”.

In un ex studente del liceo classico Tommaso Campailla come è potuto sbocciare un amore così forte per la scienza?
In realtà sono stato sempre interessato all’ambito scientifico infatti subito dopo aver scelto il Classico in molti stentavano a capire la mia scelta. In ogni caso il metodo di studio che impari è trasversale in ogni disciplina, è una palestra per la vita. A Catania, facoltà di informatica, ho fatto specialistica e dottorato perché ero interessato a risolvere problemi e quindi ho capito che la ricerca era la mia strada. Ho cominciato così con il professore Nicosia il lavoro in campo bio-informatico. Finito il dottorato ho pensato ad arricchire il mio curriculum facendo un’esperienza all’estero. Sono arrivato al gruppo di Jeff Boeke e Joel Bader alla Johns Hopkins di Baltimora.

Freetime 42 -StracquadanioPrima di raccontarci il tuo lavoro a Baltimora siamo curiosi di capire come un giovane ricercatore siciliano possa essere arrivato fin in America.
In una maniera assolutamente normale. Ho mandato il mio curriculum, mi hanno contattato e mi hanno fatto una prima intervista telefonica. Poco dopo sono stato chiamato negli USA perché mi volevano conoscere di presenza. Il colloquio andò bene e sono stato scelto per entrare a far parte dello staff a partire dall’agosto del 2010. Credetemi non è stato assolutamente facile cambiare così radicalmente vita. Non è stato facile anche perché avevo compiuto sempre in Sicilia i miei studi, ma ho pensato a quanto potesse significare per la mia carriera e mi sono fatto coraggio. L’impatto è stato abbastanza brusco. La vera America non è quella che vedi a New York, Los Angeles o San Francisco. L’America vera è quella di Baltimora o di Philadelphia. L’America è piena di contraddizioni, non esiste un concetto di famiglia, è una società prettamente individualista e focalizzata sul lavoro.

Ci sarà qualcosa che ti è piaciuta però degli Stati Uniti?
Un cosa che mi piace è che ti danno sempre un’opportunità, non ci sono pregiudizi di razza o di età. Anzi i giovani sono tenuti sempre in considerazione. Il mio gruppo di lavoro era formato infatti da ragazzi provenienti da tutto il mondo. Lavoravamo duro dalle 9 del mattino alle 8 di sera ed effettivamente ci restava poco tempo per noi. Ma eravamo contenti perché stavamo facendo quello che ci piace fare.

In cosa è consisFreetime 42 -Stracquadaniotita la vostra sensazionale scoperta?
Già da qualche anno, dal 2007 per la precisione, volevano costruire un genoma in grado di cambiare il dna a comando. La parte computazionale, quella di cui mi sarei dovuto occupare personalmente, aveva una parte preminente che mi ha subito affascinato. Dovevamo scoprire quali fossero le componenti genetiche essenziali affinché una cellula potesse vivere. Non esistendo uno strumento che ti permettesse di fare questo esperimento abbiamo deciso di andare al contrario costruendo prima lo strumento per testare questa ipotesi. Abbiamo cominciato a lavorare sul lievito che non è poi molto diverso da una cellula umana ed è un elemento di cui abbiamo una buona conoscenza. Siamo riusciti a costruire un genoma che controlliamo a comando. Per capirci meglio, pensate ai geni come una barretta di legno separati da una piccola sequenza di Dna. Esiste una proteina che riconosce queste sequenze ed entrando a contatto con il Dna lo taglia dal genoma. Piazziamo queste sequenze vicino a tutti i geni che conosciamo, facciamo esprimere la proteina e alla fine vediamo quali cellule hanno perso il Dna. Quello che rimane è la parte essenziale che la cellula ha preservato per restare in vita. L’intuizione dei professori di Baltimora è stata quella di aver pensato ad usare gli studenti per fargli costruire i pezzetti di cromosoma, qualcosa come 300 mila caratteri ognuno. Per modificare la sequenza abbiamo sviluppato software e algoritmi che ci hanno fatto ottenere nuovi genomi. Il risultato finale è che siamo riusciti a costruire questo pezzo di Dna e nonostante tutte le modifiche la cellula è perfettamente funzionante senza nessun tipo di danno.

Quali potrebbero essere le applicazioni pratiche di questi esperimenti?
Ci sono innanzitutto molte applicazioni industriali. Nei bio carburanti, ad esempio, con i prodotti biologici per realizzare etanolo. Il lievito se manipolato può dare etanolo e diventare un carburante. Abbiamo inoltre ingegnerizzato il lievito per realizzare vitamina b12 da utilizzare magari nei paesi poveri. Da qui potremmo fare ad esempio il pane con il lievito trattato che possa dare anche le vitamine che servono. Poi con il Dna si sa dove si comincia e non si sa dove si finisce. In teoria potrebbe essere anche una base di partenza per modificare il Dna umano anche in questo campo sorgono innumerevoli problemi etici. Dove può arrivare l’uomo e dove deve proseguire la natura. Non credo, però onestamente, che ci siamo così vicini.

Freetime 42 -StracquadanioNessuno è profeta in patria e quindi tu e tanti tuoi colleghi siete costretti a fare la vostra fortuna in stati esteri.
Purtroppo è vero. In Italia i fondi per la ricerca sono bassissimi. Per farvi capire il dislivello con gli altri Paesi, per un progetto di due anni abbiamo preso 8 milioni di dollari solo per il nostro gruppo di lavoro, qua neanche tutta Catania ha a disposizione 8 milioni per tutti i progetti. Ai ricercatori non viene data la giusta importanza.

Cosa diresti ad un giovane che vuole intraprendere la tua stessa carriera?
Le motivazioni che ti spingono a fare questo lavoro non devono essere monetarie, anche perché è vero che in America hai un buon ritorno economico, ma in Italia non di certo. La cosa che più di ogni altra ti deve interessare è risolvere i problemi, lasciando qualcosa che ti faccia magari ricordare in futuro

0 0 2270 06 novembre, 2014 People novembre 6, 2014

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