LA PRIMA VOLTA
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LA PRIMA VOLTA

Quante prime volte ci sono nella vita di ognuno di noi? La prima volta che abbiamo dato un bacio, quella in cui siamo stati scaricati, ed ancora il primo giorno di scuola, o di lavoro, o che abbiamo detto “Ti amo”. Ed ancora, la prima volta che abbiamo fallito, quella in cui abbiamo vinto, la prima volta che abbiamo fatto l’amore o che abbiamo fatto sesso, quella in cui siamo andati a scuola o che si diventa genitori. Insomma la nostra vita è costellata da prime volte, e non tutte sono state affrontate in assoluta serenità. Ci saranno stati ambiti in cui l’emozione ha prevalso, ed altre in cui non eravamo pronti, ma abbiamo ugualmente rischiato. Le tante altre prime volte che ancora dovranno essere affrontate. Un percorso in cui ci avvaliamo della preziosa collaborazione della dottoressa Daniela Maimone, psicologa e psicoterapeuta.

 

L’espressione “la prima volta” nell’immediato richiama alla mente la prima esperienza sessuale. Con quale stato d’animo va affrontata, quando magari si hanno ancora delle riserve che si preferisce tacere?

La prima esperienza sessuale dovrebbe essere affrontata con un buon mix di cognizione, condivisione col partner, spontaneità, ma soprattutto ferma convinzione che il passo che si sta per compiere sia proprio ciò che si desidera veramente. Oggigiorno, tuttavia, la prima esperienza sessuale avviene sempre più precocemente, tanto che l’età media in cui essa avviene, va sempre più abbassandosi. Molti giovani, specie le ragazze, nel corso del tempo, manifestano il loro “pentimento” per averlo fatto così presto con un partner che al momento poteva sembrare l’unico e vero amore della loro vita… Può emergere così la rabbia o la frustrazione, per non aver saputo dire di no. Un ruolo importante, a questo punto, viene assunto dai genitori ancora oggi troppo restii a parlare coi loro figli di sesso e di tutti i vissuti emotivi collegati. Molti genitori, infatti non si ritengono “esperti” e delegano la scuola, medici o psicologi a svolgere compiti di educazione sessuale. Tuttavia, accompagnare i propri figli, in questa delicata fase della crescita, nel modo più naturale possibile, seppur mantenendo da un lato le necessarie distanze dettate dai ruoli, può aiutarli ad essere più coscienti delle scelte, dei vissuti corporei oltre che della possibilità di mettere in atto una decisione che sia più consapevole possibile e di cui, quindi, non pentirsi amaramente.

Nel mondo del lavoro, la presentazione iniziale di sé rappresenta un momento cruciale per valorizzare le proprie competenze al fine di essere selezionati per un determinato ruolo. Quali indicazioni per affrontare al meglio un primo colloquio?

Il colloquio di selezione è un momento unico in cui si ha la possibilità di mettere in luce le proprie competenze e abilità, ma soprattutto, in cui si può lasciare trasparire la propria motivazione nello svolgere una determinata mansione. Mostrarsi come persona dinamica e intraprendente rappresenta quindi un buon punto di partenza. Altre indicazioni di massima per prepararsi al colloquio possono essere:

  • raccogliere informazioni sulla specifica azienda o mansione ricercata;
  • preparare un lista di domande da porre: il colloquio è uno scambio di informazioni e la qualità delle domande poste fornisce al selezionatore indicazioni per valutare l’idoneità;
  • presentarsi “in ordine” (indossando abiti adatti al ruolo) e con la maggiore naturalezza possibile;
  • conoscere i propri punti di forza in modo da evidenziarli in sede di colloquio;
  • preparare delle risposte chiare e brevi alle domande prevedibili;
  • suscitare l’interesse del selezionatore manifestando curiosità, competenza e spirito d’iniziativa.

Diventare genitori, con un bimbo da accudire e tantissime paure da affrontare. Quale il metodo più opportuno per vivere questo speciale e unico momento della vita?

Diventare genitori è un’esperienza che provoca, come facilmente intuibile, un grosso cambiamento nella vita di coppia, con notevole carico di stress e vissuti emotivi ambivalenti. Alcuni neo genitori si mostrano entusiasti all’arrivo di un bebè, altri manifestano da subito timori, ansie, paure. L’inevitabile passaggio dalla condizione di figlio a quella di genitore, non implica, quindi, solo enormi stravolgimenti dei ritmi di vita dettati dalle naturali esigenze del piccolo (le poppate, i cambi di pannolini, i pianti notturni, ecc.), quanto piuttosto cambiamenti nel rapporto con se stessi, con il proprio corpo, col partner e persino con i propri genitori. Un modo per prepararsi potrebbe essere in primo luogo quello di prendere coscienza dei cambiamenti che l’arrivo di un neonato necessariamente provoca senza esserne intimoriti, ma aprendosi a una “ristrutturazione” e ad un nuovo equilibrio possibile. Prepararsi con una buona formazione e informazione, confrontarsi costantemente col partner su ciò che si prova senza remore a raccontare anche le emozioni più “indicibili”, educare se stessi ancora prima di educare e crescere i propri figli: tutto ciò può sembrare un percorso duro e difficile, ma di certo anche il più soddisfacente, che riempie di senso e di continuità la vita di un genitore.

Decidere di condividere la propria vita con una persona, sia nella convivenza che nel matrimonio, quali i segnali che supportano la scelta di essere pronti ad affrontare una prima volta in due?

Mi piace pensare al ciclo di vita di una coppia come al percorso di un labirinto composto da varie biforcazioni possibili. Ad alcuni di tali bivi corrispondono delle interruzioni, mentre imboccandone altri si fanno dei salti di qualità nel rapporto di coppia: durante tale percorso, in ognuno dei due partner cresce e matura progressivamente l’idea che l’altro è esattamente colui o colei che desidera al proprio fianco nel proprio progetto di vita. Ma prima di arrivare a una decisione di convivenza o di matrimonio, sarebbe utile osservare la propria coppia come dall’esterno, chiedendosi, per esempio, come si sta insieme, come si discutono le varie problematiche, se il rapporto è bilanciato o meno, se c’è un dialogo pieno, ecc. Prima di fare un passo importante si potrebbe, per esempio, fare delle “prove” durante un periodo di vacanza o, se si ha la possibilità, durante i fine settimana: queste esperienze, seppur ridotte e magari “edulcorate”, possono rendere già un’idea su come si potrebbero svolgere alcuni aspetti della vita quotidiana.

Talvolta la fretta di compiere un passo importante (ad esempio per “svezzarsi” dalla famiglia di origine) impedisce di confrontarsi realmente sui propri obiettivi o su aspetti basilari, salvo poi scoprire amaramente solo nel corso del tempo che mancano persino le fondamenta di una vita insieme. Una giovane coppia, inoltre, dovrebbe sapere che provare la gioia di passare il tempo insieme non significa, tuttavia, dimenticare i propri spazi, le proprie amicizie, i propri hobby. Infine, una buona indicazione è quella di non lasciarsi inghiottire dalla routine, ma mostrarsi sensibili e attenti all’altro, suscitando costante interesse e novità.

Primo giorno di scuola, elementari, medie o istituti superiori: non tutti i ragazzini sono pronti e in altre occasioni sono i genitori ad essere in ansia, in che modo metterli a proprio agio per essere nelle condizioni di trasfondere sicurezza e serenità ai propri figli?

Il primo giorno di scuola di un nuovo ciclo di studi, rappresenta un momento carico di emozioni per ogni alunno: una certa dose di agitazione è necessaria e normale. A volte, però le ansie risultano eccessive fino al punto di bloccare e paralizzare. Andando un po’ più a fondo nelle singole situazioni, talvolta si scopre che le ansie appartengono più ai genitori che ai loro figli, per cui la preoccupazione e l’agitazione dei genitori, influenza il figlio che fa così il suo ingresso in una nuova scuola con un carico eccessivo di tensione, timori, aspettative. A questo punto, potrebbe risultare utile per entrambi i genitori confrontarsi e interrogarsi sui propri timori o su cosa significa per ognuno di loro avere un figlio che inizia ad andare a scuola o che intraprende un nuovo percorso di studi, con tutte le conseguenze che questo comporta (maggiori autonomie del figlio, senso del tempo che scorre, ridefinizione del proprio ruolo di genitore, aspettative rispetto al rendimento del figlio, ecc.).

La prima volta che si fallisce e magari non si è abituati a ricevere docce fredde. Come superare lo sconforto inevitabile, e ripartire?

Ogni bambino nei primi 3 anni di vita sperimenta una fase di egocentrismo e onnipotenza, fino a che non cominciano ad apparire i primi limiti e difficoltà. E’ allora che, normalmente, si impara che nella vita le cose non vanno sempre per come le si vorrebbe ed è sempre allora che si apprende gradualmente ad incassare i colpi più o meno duri. Le frustrazioni, quindi, sono importanti per una buona crescita della persona. Ciò che spesso sfugge ai genitori o ai nonni di oggi, spesso desiderosi di accontentare i piccoli, è proprio l’importanza del confronto anche con emozioni considerate come “spiacevoli”, quali appunto la frustrazione, la rabbia, la tristezza: sono tutte emozioni che si possono imparare a tollerare. Trasmettere al bambino l’idea che si può stare anche col dolore o con la rabbia (o apprendere a farlo da adulti nel caso ciò non sia avvenuto da piccoli) aiuta il bambino di oggi a diventare un adulto forte domani, in grado di sopportare le inevitabili docce fredde della vita e a rialzarsi dopo una caduta.

La prima chiusura di un rapporto amoroso. Come essere pronti ad incassare il colpo e non lasciarsi andare alla deriva?

La fine di una storia è per forza di cose un’esperienza dolorosa, che può comportare rabbia, risentimento, disperazione.

In condizioni normali, l’intensità e la durata di tali vissuti vanno scemando nel corso dei giorni. Tuttavia, se il pensiero dell’ex diventa sempre più presente, tanto da sembrare quasi un’ossessione o da impedire il normale svolgimento della quotidianità, allora in primo luogo, si potrebbe ricorrere ad alcuni accorgimenti quali:

– permettersi di piangere e di esprimere la propria tristezza

– fare del movimento o attività pratiche

– dedicarsi ad attività tralasciate da tempo

– identificare quelle figure (tra amici o familiari) in compagnia delle quali cui si prova un po’ di sollievo, o ancora impegnarsi in attività piacevoli o produttive. Se tutto ciò non sortisce effetti e non si riesce proprio a ripartire, allora è importante rivolgersi ad esperti del settore, senza timori né ritrosie ad affidarsi ad una terza persona, prima che il malessere si cronicizzi.

 

0 0 1979 15 aprile, 2013 People , Province , Psicologia aprile 15, 2013

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