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  • PEPPINO GIANNONE: “GUARDO AL FUTURO DA 72 ANNI”
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PEPPINO GIANNONE: “GUARDO AL FUTURO DA 72 ANNI”

La politica, l’attività imprenditoriale, la partecipazione attiva alle dinamiche dello sviluppo economico della provincia di Ragusa, si intrecciano nella sua vita sin da quando era appena un ragazzo. Dai tempi della militanza partitica fino a quelli della dirigenza nella grande avventura di Conad, lo hanno contraddistinto la curiosità, la spinta in avanti, la lungimiranza. Ma anche la capacità di tenere insieme le persone e gli imprenditori in particolare: quella che a settembre lo ha portato ad essere scelto – figura al di sopra di ogni sospetto – come presidente della Camera di Commercio di Ragusa.

Freetime 44 - Peppino Giannone

Ora che, dall’alto dei suoi 72 anni, oltre a guardare lungo verso il futuro, può anche permettersi ogni tanto di volgere lo sguardo al passato e tirare la linea di qualche consuntivo, Peppino Giannone si è accorto che – per una strana coincidenza del destino, ma anche per una innata tendenza all’evoluzione – gli impegni significativi della sua vita non sono mai durati più di sei anni. E anche se quest’ultimo – che lo vede assumersi sulle spalle la responsabilità di essere probabilmente l’ultimo presidente della storia della Camera di Commercio di Ragusa, prima che si realizzi la riforma di accorpamento voluta dal Governo – probabilmente durerà qualcosa di meno, non è da meno l’entusiasmo per affrontarlo: un entusiasmo dell’ottimismo e della volontà, si direbbe, ma sempre ben poggiato sulle gambe di un sobrio equilibrio e di un lucido raziocinio. “Mi sono accorto durante il lungo viaggio di questi decenni che è stato questo il nocciolo del mio impegno, quello che mi ha dato anche maggiori soddisfazioni: occuparmi della piccola e media impresa, tenendo conto particolarmente di far stare insieme soggetti tra loro anche molto diversi, in controtendenza al tipico individualismo meridionale, ma con l’aiuto di un tessuto produttivo molto corposo”, conferma il neo eletto presidente della Camera di Commercio, che a questo incarico presta l’esperienza di una lunga carriera, da sempre corsa su un doppio binario: da un lato quello della politica, la sua prima viscerale vocazione, dall’alto quello dell’impresa, nel grande e complesso mondo cooperativo.

Freetime 44 - Peppino Giannone

Anche se quasi subito la prospettiva di fare il “rivoluzionario di professione”, individuata sin dalla prima iscrizione al Partito Comunista Italiano, quand’era ancora uno studente del Liceo Classico di Modica, ha lasciato poi il passo ad altre scelte, lo hanno di certo formato per sempre le vicende esaltanti di quegli anni in cui entrò in sezione ed era, su un migliaio di tesserati, l’unico ragazzo e l’unico con qualche anno di studio oltre della terza media. “Ma i libri al Liceo nemmeno li aprivo – ricorda -, studiavo solo per i fatti miei. Adoravo i classici e ricordavo a memoria qualcosa come 15 mila versi”. La curiosità intellettuale e una spaventosa, esatta memoria, sono due doti che nel tempo gli sono rimaste intatte: “Anche se – ci tiene a precisare – non sono di quelli che tende a ricordare solo i fatti o le versioni dei fatti che più gli convengono. Non confondo, insomma, la convenienza con la convinzione, parafrasando Trilussa”. Ricorda bene, per esempio, lo sciopero organizzato nel ’62,il primo di sinistra mai fatto a Modica, che finì sulle prime pagine dell’Unità. E ricorda, subito dopo il diploma, il corso a Frattocchie prima di entrare nella segreteria del partito, a chiacchierare con Alessandro Natta e Rossana Rossanda, “anche se – precisa anche in questo caso, ribadendo la sua indole di riformista – io non sono mai stato favorevole alle impostazioni settarie”. Poco dopo, da giovanissimo candidato al Consiglio comunale di Modica, ottenne un consenso enorme e inatteso: “Presi talmente tanti voti che me ne vergognai – ricorda – e a metà dello spoglio mi chiusi in casa. Altrove chi aveva preso più voti del proprio segretario era stato espulso”. Ma a lui non fecero nulla e, anzi, da quel momento fu eletto in occasione di tutte le elezioni per il consiglio comunale fino al 1985 e nel 1990 anche a quelle per il consiglio provinciale, ricoprendo anche per diverse volte l’incarico di assessore al Comune di Modica e poi di presidente della Commissione edilizia. Con una parentesi importante, e pressoché casuale, da deputato regionale, nel 1969: arrivò infatti all’Ars per sostituire Feliciano Rossitto, costretto a dimettersi per la sopravvenuta incompatibilità con gli incarichi sindacali. “In realtà – racconta – a quelle elezioni ero stato candidato dalla sezione di Modica,senza speranza di farcela. Era il 1967 e io avevo 25 anni e 2 mesi, e teniamo conto che l’età minima per candidarsi era 25 anni. Arrivare ad essere il primo dei non eletti e poi a subentrare all’Ars a Feliciano Rossitto fu un successo inaspettato”.

Freetime 44 - Peppino Giannone

Ma già il ’68 aveva segnato uno spartiacque fondamentale nella sua vita: “Gran parte delle vicende del movimento studentesco io le vissi a Catania – ricorda – con esperienze anche molto significative”. Ma anche con una distanza che andava maturando con chi lo circondava: “Da una parte io ero già un dirigente di partito, ma nel partito non trovavo concreto sostegno, né reale comprensione per un fenomeno che avrebbe cambiato la società. Dall’altra parte vedevo nella conduzione della protesta un’inaccettabile autoreferenzialità: nemmeno la mia proposta di uscire da lì e andare a spiegare alle persone la nostra lotta per i diritti fu presa in considerazione”. Anche per questo, già alla fine di quell’anno Peppino Giannone decise di abbandonare la strada della politica come mestiere: “Maturai riflessioni e convincimenti anche molto personali. Divenni, tra me e me, fortemente critico rispetto al ruolo del funzionario di partito, convincendomi che la conduzione di fondo della sua vita e della sua carriera era orientata a farlo diventare un conformista: questa è per me la cosa più contraria che possa esistere rispetto alla politica, che dovrebbe essere invece capacità di visione e gestione del cambiamento”. Fu già nel ’68 che – “anche con l’idea di imparare qualcosa di nuovo” – Giannone decise di accettare il ruolo di presidente dell’Alleanza dei coltivatori siciliani. “Una realtà che, rispetto al sindacato o alla lega delle cooperative, aveva un po’ l’aria di essere un cimitero degli elefanti. Eppure io volli andare lì. E quel periodo – racconta Giannone – lo ricordo ancora come uno dei più formativi e intensi della mia vita”. Dentro l’Alleanza dei coltivatori capitò, infatti, nel bel mezzo dell’ultima grande riforma agraria: “Me lo ricordo ancora, talmente tante volte lo abbiamo ripetuto in quegli anni: la legge numero 11 dell’11 febbraio 1971, la De Marzi-Cipolla”. Si trattava della legge che rimodulò definitivamente le norme in materia di patti agrari e affitto di fondi rustici, che incise profondamente nei rapporti economici tra i proprietari (latifondisti, in molte zone della Sicilia) e i coltivatori: “Fu forse l’ultima lotta di classe, una battaglia da condurre prima, durante e dopo, perché anche la sua applicazione comportò lacerazioni e lasciò, come dire, qualche vittima. Non potrò mai dimenticare che nell’estate del ’71 ogni sera in una contrada si riunivano 50 o 60 produttori e che persino il 15 agosto organizzammo una riunione a Marina di Ragusa a cui parteciparono in centinaia. Certamente quando avevo deciso di andare all’Alleanza, non avrei immaginato che mi sarei trovato ad affrontare un’esperienza così bella”.

Ma anche in questo caso il salto era vicino e arrivò, guarda caso, entro sei anni: nel 1974 iniziò la grande avventura di Conad Sicilia, che proprio in questi mesi ha festeggiato i suoi 40 anni di attività. Seppur con vicissitudini alterne e ruoli diversi, quell’avventura identifica gran parte dell’esperienza professionale di Giannone, che subito ne prese in mano le sorti da direttore generale: “Mi ero già sposato, avevo due figli e mia moglie non lavorava ancora. Dovevo decidere qualcosa di diverso per il mio futuro e capitò casualmente che coloro che erano stati i primissimi soci della cooperativa, già in grande difficoltà e con poche competenze, mi chiesero aiuto. La nostra, nata sotto la spinta contraria alla grande distribuzione, fu una delle prime 96 cooperative affiliate a Conad nel Sud e tra le prime 156 nate in Italia. All’inizio non avevamo nemmeno una scrivania e solo magazzini arrangiati. Ma nell’arco dei soliti sei anni crebbe a dismisura”. Nel 1981, infatti, arrivò l’altro salto, alla Lega delle Cooperative: “Anche se a Conad rimasi vicino, sempre. E a lungo feci parte del cda nazionale. Ma anche nella Lega delle Cooperative riuscimmo a fare cose nuove e belle, come la nascita delle prime cooperative di artigiani, a cominciare dal Caec di Comiso. E poi le esperienze della cooperativa Rinascita, a cui affiancammo la Cooperativa degli Acquisti Collettivi e che spingemmo in avanti fino alla produzione delle piantine. Sono storie di grandi sperimentazioni e innovazione, ma anche di grande partecipazione: difficile dimenticare quelle assemblee con oltre 300 persone in cui tutti erano interessati, attivi e consapevoli”. Da lì, ci fu il ritorno in Conad, dove Giannone ha poi concluso il ciclo della sua storia professionale, non chiudendo tuttavia affatto quello della sua attività a contatto con le associazioni di categoria.

Un grande lavoro, condotto per lo più dietro le quinte, soprattutto al fianco delle strategie di sviluppo di Confcommercio: “Non perché io avessi più ruoli particolari – afferma Giannone – ma probabilmente solo in virtù di una riconosciuta reputazione: una moneta ormai fuori corso, ma che evidentemente ancora qualcosa conta”. Ha contato, nel 2012, quando fu nominato presidente della Sac – “dove ho costruito un autentico e fattivo rapporto personale e di collaborazione con l’attuale assessore regionale alle Infrastrutture Nico Torrisi e con il presidente della Soaco Rosario Dibennardo” – e ha contato adesso, con la nomina a Presidente della Camera di Commercio che, pur non essendo stata né scontata né lineare né risolutiva di certe profonde spaccature tra le associazioni di categoria, gli consente di esercitare quel ruolo di “legante tra gli attori del territorio, per le questioni legate allo sviluppo”. Uno sviluppo verso cui si dice “non ottimista a vuoto, ma fiducioso”, se è vero che lui stesso ha già in mente di farsi portatore di due o tre proposte concrete e possibili per incoraggiare le vocazioni di questa provincia. E se gli si chiede che ne pensa non tanto della “rottamazione” quanto della necessità di guardare anche al futuro delle classi dirigenti, risponde: “Preparare il ricambio è quello che ho fatto per tutta la vita, in tutte le sedi. Se ce ne saranno le condizioni lo farò anche qui. E conoscendo, già in queste settimane, quanti giovani stanno prendendo in mano le aziende del territorio, magari scegliendo di ritornare all’impresa agricola con una capacità di visione moderna e innovatrice, anche in questo caso mi sento di essere fiducioso”.

Foto Giuseppe Giordano

0 0 1723 27 gennaio, 2015 People gennaio 27, 2015

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