ORANGE FIBER. LA MODA FATTA DALLE ARANCE DI SICILIA
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ORANGE FIBER. LA MODA FATTA DALLE ARANCE DI SICILIA

Grinta, passione, talento. Ma soprattutto la Sicilia nel cuore. Sono queste le caratteristiche di Adriana Santanocito ed Enrica Arena, le ideatrici di Orange Fiber, azienda catanese che si avvia a produrre tessuti dalla buccia delle arance e a lanciarli nel mondo con l’aiuto di grandi marchi della moda.

L’idea è venuta alla luce a Milano, ma il suo marchio, non c’è dubbio, è profondamente siciliano. Adriana e Enrica hanno gli occhi che ridono mentre ci parlano della sfida che da un paio d’anni le sta portando in giro per l’Italia. Si respira adrenalina allo stato puro mentre srotolano, con la cura di una madre premurosa, il prototipo di quello che potrebbe diventare la prossima grande innovazione nel campo del settore tessile: un tessuto fatto in parte con gli scarti della spremitura delle arance che contiene microcapsule di oli essenziali con benefici per la pelle.

Freetime 46 - orange fiber

 

Come nasce l’idea?
Adriana:
L’idea nasce tre anni fa. Stavo ultimando gli studi di moda a Milano e scrivendo una tesi sui nuovi materiali sostenibili. Durante la ricerca ho capito che la direzione era molto interessante, soprattutto per quei tessuti che provengono da fonti rinnovabili o sono prodotti attraverso il riciclo. Ho iniziato a cercare qualcosa che portasse un’ulteriore innovazione nel settore tessile. In quegli stessi giorni vidi una foto di un agronomo siciliano che lamentava la crisi del settore agrumicolo in Sicilia. L’abbinamento fu presto fatto. Ho iniziato a studiare e a fare ricerca con il Politecnico di Milano, nel Dipartimento di Chimica e Materiali, perché io non avevo le competenze adeguate. Lì fu sperimentata la fattibilità dell’idea.

Come si compie il salto all’idea imprenditoriale?
Adriana: Per prima cosa ne parlai ad Enrica, che era mia coinquilina. Lei studiava comunicazione ma subito si appassionò e da allora le nostre strade non si sono più divise.
Enrica: Abbiamo subito iniziato a presentare l’idea a diverse competizioni, collaborando anche con la Provincia di Milano, che ci ha molto supportato. L’idea era di testare il progetto per arricchirlo di un business plan e delle altre dotazioni che lo rendessero sostenibile. Dopo qualche mese, mentre lavoravamo per depositare il brevetto, siamo state selezionate tra le dieci idee di ChangeMakers for Expo, un progetto che valorizza le idee innovative da inserire in Expo. Abbiamo frequentato per due mesi un corso ORANGE full time con professionisti che ci hanno fatto abbozzare meglio l’idea fino a farla diventare un vero e proprio progetto imprenditoriale.

Freetime 46 - Orange fiber

Quale è stato il primo passo importante?
Produrre il prototipo, per dimostrare che la nostra idea potesse essere reale e che noi eravamo credibili. Con il Parco Tecnologico Padano siamo entrate nel programma Alimenta2Talent, che aveva un orientamento imprenditoriale. Loro ci hanno aiutato a trovare delle persone che potessero trasformare il processo di base in uno industriale. Grazie a questo percorso di crescita, siamo state selezionate all’interno del progetto Working Capital di Catania. Così è avvenuto un piccolo miracolo: un progetto che si stava facendo strada al nord, pur essendo pensato e ispirato dal nostro sud, è stato richiamato in patria. Abbiamo iniziato a incontrare gli agrumicoltori per cercare persone disposte a collaborare, fornendo la materia prima. Allo stesso tempo con la collaborazione di Antonio Perdichizzi, presidente dei Giovani di Confindustria di Catania, abbiamo avviato anche la ricerca di potenziali business angel, interessati a investire nella nostra idea. Lo scorso febbraio abbiamo costituito la nostra società. E non ci siamo più fermate. Gli ultimi fondi sono arrivati da Trentino Sviluppo, per la produzione di tessuti da bucce della frutta. Oggi siamo arrivate a produrre il primo prototipo e stiamo cercando di industrializzare il processo per entrare nel mercato.

Dove andrà il vostro tessuto, secondo le vostre previsioni?
La nostra idea è di produrre un tessuto che sia acquistato dai brand di moda. Siamo attualmente in contatto con alcune case di moda molto famose, che speriamo possano proseguire per il meglio.

Obiettivi entro i prossimi 5 anni?
Stiamo cercando di capirlo. Abbiamo deciso di rivolgerci a dei consulenti con background aziendali per comprendere quali sono le possibilità di internazionalizzazione. Noi abbiamo delle stime e delle idee, ma dobbiamo testarle.

Quale parte degli agrumi utilizzate?
Noi utilizziamo lo scarto, il cosiddetto “pastazzo”, ovvero la buccia che rimane dopo la spremitura, per cui non siamo rivali nei confronti del settore alimentare. In Italia ne vengono prodotte circa 700 mila tonnellate ogni anno, circa il 50% del frutto che va in lavorazione. In questo modo risolviamo un problema agli imprenditori che devono smaltire i residui della lavorazione.

L’idea di utilizzare l’arancia parla anche di un legame con la vostra terra?
Adriana: Volevamo creare qualcosa che valorizzasse la Sicilia. Io, in particolare modo avevo tanta voglia di tornare, perché sento con la mia terra un fortissimo legame emotivo, oltre che affettivo.

Freetime 46 - Orange fiber

 

Qual è la vostra idea di innovazione oggi, visto che vi state confrontando anche con altri interlocutori di questo campo?
Enrica: Io, a differenza di Adriana, non volevo tornare perché temevo un ambiente asfittico. Invece abbiamo constatato che in questo momento c’è un bel movimento in Sicilia e ci sono tante persone preparate che possono dare un contributo importante. Per noi la Sicilia può dare tanto perché chi vuole impegnarsi si ritrova persone di grande valore accanto. La cosa importante è fare capire ai giovani che non si cerca un posto di lavoro, ma lo si crea.
Adriana: Adesso si può partire dalla Sicilia e avere un respiro internazionale, oggi abbiamo gli strumenti e c’è anche l’ambiente giusto. Tutto questo crea valore e dà soddisfazione. Magari non c’è subito un riconoscimento economico, ma arriva una grande spinta ad andare avanti. Inoltre in quest’ultimo anno e mezzo abbiamo imparato più che in tutti gli anni di università insieme.

Su quale passerella vi piacerebbe vedere sfilare i vostri tessuti?
Milano, perché l’Italia e il made in Italy hanno un’importanza unica nel mondo. Sentiamo molto l’appartenenza al territorio e crediamo che possa fare la differenza anche nel campo dell’innovazione.

Come vi vedete tra vent’anni?
Bella domanda, in questo momento la sopravvivenza è l’obiettivo principale! Se ci lasciamo andare ai sogni ci vediamo in giro per il mondo, ma con la base qui, nella nostra Sicilia. Magari un giorno riusciremo noi a restituire il favore, aiutando o sostenendo qualche altra idea o azienda innovativa. Lo facciamo già raccontando il nostro percorso nelle università o in altri contesti. Adesso però il nostro impegno è al 110% in azienda, che vogliamo cresca e che abbia delle reali chance.

0 0 1799 22 aprile, 2015 Arte , People aprile 22, 2015

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