GIUSEPPE RAPISARDA IN KAYAK SUL DANUBIO

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GIUSEPPE RAPISARDA IN KAYAK SUL DANUBIO
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GIUSEPPE RAPISARDA IN KAYAK SUL DANUBIO

“Viaggiare significa aggiungere vita alla vita”. Lo diceva Gesualdo Bufalino nel suo romanzo “Le menzogne della notte”. Il grande scrittore comisano ha colto l’essenza del viaggio. Chi viaggia vive tante vite in una. E chissà quante vite ha racchiuso nei suoi primi 50 anni il belpassese Giuseppe Rapisarda, libero professionista nel campo dei prodotti diagnostici di diabetologia con una passione irrefrenabile per la scoperta di nuovi orizzonti, di confini da superare e mete da esplorare.

Freetime 45 - kayak rapisarda

C’è un dato che fa impressione, per non dire invidia in chi vorrebbe ma non può, ed è quello relativo ai 70 paesi visitati dal 1992 ad oggi. Ancora più impressionante il fatto che in certi paesi abbia avuto anche il tempo di tornarci e addirittura quasi mettere radici, vedi le 33, dicasi 33, volte che è stato in Romania. Nel suo curriculum troviamo le sconfinate praterie americane, i ghiacciai della steppa siberiana, la savana africana, ha attraversato la Foresta amazzonica e la jungla thailandese, è di casa in tutte le capitali europee e ha già nel mirino il prossimo grande obiettivo, raggiungere l’America via terra. Non si ferma insomma Giuseppe Rapisarda che lo scorso giugno ha centrato anche un prestigiosissimo record, è l’unico italiano ad aver attraversato in kayak il Danubio con la TID, l’associazione tedesca che si occupa della traversata internazionale sul famoso fiume. Lui che atleta non è ma che grazie alla sua intraprendenza e all’importanza del messaggio di pace che ha portato sulla sua maglietta è riuscito a pagaiare per oltre 2000 km, attraversando otto nazioni in 73 giorni dal 22 giugno al 3 settembre. Incuriositi da questa impresa e dal personaggio in se stesso, siamo andati a trovarlo al porto di Catania dove è diventato un beniamino anche dei canoisti professionisti, come il caso del campione paralimpico Salvo Ravalli, uno dei primi ad incoraggiarlo nell’impresa.
Niente iron man, niente superuomo, Giuseppe Rapisarda è uno spot che incoraggia le persone normali a fare sport e a superare i propri limiti. Mentre ci mostra con orgoglio i gagliardetti delle varie città visitate e i ritagli di giornali stranieri che raccontano della sua impresa, gli chiediamo come si svolge la sua vita “normale”, quella catanese. “Non ci crederete ma sono praticamente quasi sempre a casa. Esco per fare la spesa, per lavorare e basta. Passo il tempo a programmare le mie prossime imprese e faccio pochissima vita sociale”.

Perchè hai deciso di andare a ballare questo valzer in kayak sul bel Danubio blu?
Da tanto tempo ho desiderato navigare dal Mar del Nord fino al Mar Nero, prima attraverso il Reno, poi, nella Foresta Nera, passare nel Danubio e da lì proseguire fino al Mar Nero. Ci sono delle navi da crociera che consentono di navigare per lunghi tratti in questi fiumi. In uno dei miei precedenti viaggi, nel porto di Costanza sono salito su una nave da crociera per turisti americani. La crociera però non è assolutamente il tipo di viaggio che s’addice alla mia persona, preferisco qualcosa di molto più reale, avventuroso e spartano. Avevo pregato più volte una mia amica, che lavora nel porto di Costanza, di procurarmi un “passaggio” su qualche nave o chiatta mercantile, che, risalendo tutto il Danubio, arrivi fino in Germania, ma niente. Avevo provato pure a chiedere ad altri amici marinai rumeni, ma senza esito. È stato a questo punto che ho deciso di navigare tutto il Danubio con una canoa. Il mio interesse, infatti, non è visitare le già conosciute capitali europee, bagnate dal Danubio, ma proprio il fiume stesso, poterlo navigare, meglio ancora a fior d’acqua, cosi come consente di fare una canoa. Mi sono documentato, ho visto le tappe giornaliere, i luoghi a bordo fiume in cui pernottare con la mia tenda e naturalmente mi sono procurato una canoa.Freetime 45 - kayak rapisarda

Immaginiamo che prima di buttarsi in un’avventura del genere ci sia una lunga fase preparatoria, burocratica e fisica.
Per me sin dall’inizio, questa lunga traversata internazionale ha avuto il sapore della sfida, dell’impresa fuori dall’ordinario. Pertanto ho cercato di metterla a disposizione di nobili cause, quali la Pace, l’ecologia, la solidarietà, l’avvicinamento dei popoli, la promozione delle eccellenze del nostro territorio. Da ‘signor nessuno’, da normale cittadino e senza nessuna collaborazione esterna, ho subito provato a mettermi in contatto con quelle istituzioni/enti/ associazioni il cui scopo fosse in linea con i miei propositi. Ho fatto diverse centinaia di telefonate e spedito diverse centinaia di mail. Dal mese di novembre 2013 e fino a qualche giorno prima della partenza, giugno 2014, ho lavorato incessantemente, non meno di 12 ore al giorno, a questo mio progetto. Sin dall’inizio ho ricevuto i primi dinieghi, sia nella ricerca di patrocini gratuiti, sia nella ricerca di sponsor. Le delusioni maturavano, il morale andava giù, ma continuavo imperterrito nella divulgazione di questo mio progetto e nella ricerca di collaborazioni. Era la prima volta, nella mia vita, che cercavo patrocini e sponsor, per cui andavo avanti a testa bassa, per ricavare quanta più esperienza da queste ricerche. Sapevo che, in caso di esito negativo, in futuro non avrei mai più riprovato in queste ricerche, quindi prima di abbandonare, volevo arrivare fino in fondo. Il risultato finale è stato: zero sponsor e 15 prestigiosi patrocini gratuiti. Tra questi, sebbene richiesti e più volte sollecitati, sono mancati quelli delle nostre istituzioni locali: Comune di Belpasso, Parco dell’Etna e Regione Sicilia. Il kayak utilizzato mi è stato fornito gratuitamente da Fabrizio Messina, patron del prestigioso Circolo Canoa Catania. All’amico Giuseppe Di Mauro titolare della fabbrica di kayak Overline di Catania, che si è offerto di collaborare, ho dato mezza giornata di tempo, per dargli una sistemata alla bene e meglio. Il trasporto del kayak da Catania ad Ingolstadt (Germania) è stato difficoltoso e molto costoso, circa 900 euro per via delle dimensioni del kayak stesso, quasi 5 metri di lunghezza. Come pagaia ne ho utilizzato una che avevo acquistato, di seconda mano, circa 20 anni prima che, nel corso dell’intera traversata, si è spezzata 2 volte. Solo quelli del Circolo Canoa Catania hanno creduto nella riuscita di questa mia impresaFreetime 45 - kayak rapisarda. Il resto delle persone con cui avevo parlato, ha fermamente sconsigliato la mia partecipazione, dicendo che mettevo a rischio la mia stessa vita. Era un coro unanime, anche di esperti canoisti e di persone che vivono lungo le sponde del Danubio, che mi spingevano a rinunciare. Ho preso talmente gusto a questa impresa, al punto che, una settimana prima di arrivare sul Mar Nero, volevo prolungarla ed arrivare fino ad Istanbul. Di fatto non avevo però GPS, carte nautiche, vestiti pesanti appoggio esterno e esperienza di pagaiare in mare aperto. Nonostante tutto, non era questo quello che mi faceva maggiormente paura. Ho sempre considerato l’uomo più pericoloso dell’ambiente e delle sue condizioni. Avevo paura che, quando mi sarei allontanato per procurarmi del cibo e dell’acqua, qualcuno poteva derubarmi del kayak e dei vari materiali, lasciati momentaneamente incustoditi sulla spiaggia. Oppure che, durante la notte, avrei potuto essere derubato e/o aggredito sulla spiaggia. Tutto questo, unito alla necessità di rientrare in Sicilia, mi hanno fatto, molto a malincuore, rinunciare a continuare fino ad Istanbul.

Com’era la giornata tipo durante l’attraversata?
I rumori mattutini ci svegliavano prima dell’alba, si faceva colazione con quello che si era comprato nei giorni precedenti, non dimentichiamo che nel kayak non avevamo frigo, quindi ogni giorno si comprava il cibo che si mangiava in serata o il giorno dopo,caricavamo tutto sul kayak e si partiva. Arrivavamo nel pomeriggio dopo aver percorso una media di 40 km al giorno. Se rimanevano ancora energie, dopo cena andavamo a visitare il posto dove ci trovavamo, ma questo, vi posso assicurare, accadeva raramente.

Quali le difficoltà maggiori?
Paradossalmente le difficoltà maggiori sono state quelle relative alla ricerca dei patrocini e degli eventuali sponsor. Questo lavoro di ricerca ha avuto una durata tripla, rispetto a quella dell’intero viaggio. Diversamente da quanto ho immaginato prima di iniziare la traversata, la parte più difficile non è stata quella di pagaiare tanti km ogni giorno quanto la durata stessa della traversata, il cibo che ci era offerto, a volte l’assenza di indicazioni in lingua inglese o italiana. Anche il forte vento crea delle grandi difficoltà e in Germania ed ancor più in Austria, anche in piena estate la notte fa parecchio freddo. Bisogna fare molta attenzione ai gorghi nei fiumi, specialmente sotto i ponti e nella confluenza di altri fiumi. Inoltre nelle capitali europee bisogna stare attenti ai tanti traghetti veloci ed agli aliscafi, che sfrecciano sul fiume e creano delle onde insidiose.

Raccontaci l’arrivo a Sfant Gheorghe, tappa finale sul Mar Nero. freetime 45 - kayak rapisarda
Non essendo un canoista e non avendo mai affrontato un fiume, eccezion fatta per una discesa del Tevere, durante il viaggio, specialmente nella prima parte, ho avuto una certa tensione, perché non sapevo cosa dovevo aspettarmi. Giorno dopo giorno ho però acquisito sicurezza e già prima di arrivare a Sfant Gheorghe, ero molto rilassato e vivevo il tutto come gli ultimi giorni di scuola, quando sono già finite le interrogazioni e si sa che si è sicuramente promossi. Non nascondo però che un po’ di commozione c’è stata tra me e i miei compagni di avventura, alcuni canoisti tedeschi con i quali ci siamo abbracciati. A questa mia impresa ho dedicato un blog www.pipporapisarda.wordpress.com che ha ricevuto più di cento mila visite.

Un cittadino del mondo come te può riuscire a costruirsi una famiglia, dei legami stabili?
Le pietre che ruzzolano non accumulano mai muschio, parto da solo ma in realtà sono sempre in compagnia.

C’è una dedica particolare per la tua ultima impresa?
La vorrei dedicare alla LILT, la Lega Italiana Lotta ai Tumori. Sono loro che portano dei pesi che non si sono cercati, io non sono un eroe, gli eroi sono loro che lottano una guerra che non hanno mai scelto di combattere. Vorrei anche spendere una parola sull’Associazione Pacifista che supporta i viaggiatori pacifisti. Chi fa parte di questa organizzazione ospita gratuitamente gli altri membri e stesso trattamento avrà riservato quando si troverà in giro per il mondo. D’altronde un viaggio del genere non si sarebbe mai potuto compiere senza la pace. Immaginate attraversare tutti questi Paesi con il Muro di Berlino o la guerra nei Balcani.

Con un pizzico di riluttanza Giuseppe ci confessa quale sarà la prossima impresa.
Voglio raggiungere l’America via terra. Attraverserò la Siberia e poi lo stretto di Bering. Dovrò però aspettare che sia ghiacciato per passarci sopra e giungere in Alaska.

Foto Francesco Lucifora

0 0 2008 10 marzo, 2015 People , Sport marzo 10, 2015

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