CHIAMATEMI AGNESE VITTORIA  (di nome e di fatto)
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CHIAMATEMI AGNESE VITTORIA (di nome e di fatto)

La disforia di genere è riconosciuta come uno stato di stress dovuto all’incongruenza tra il sesso fisico e il sesso biologico. Sarebbe bene che comprendessimo senza pregiudizi, cominciando a chiamare le cose con il loro nome”. E lei, intanto, di nome ha cominciato scegliendosi il suo e vincendo con l’Ateneo di Catania la battaglia per farselo scrivere sul libretto. È stata la prima in Sicilia ma, come ci ha raccontato in questa chiacchierata nei giardini del Convento dei Benedettini, non è l’unico primato di cui si accontenterà.

Freetime 45 - Agnese Vittoria

Per la sua carta d’identità, che riporta fedelmente le trascrizioni dei registri anagrafici, si chiama ancora Giuseppe Vittoria. “Ma sulle carte d’identità si scrivono sempre tante sciocchezze, pensate a quante volte l’altezza non corrisponde affatto a quella reale!”, scherza subito lei, che sull’utilizzo del pronome femminile per definirsi non ha più alcun dubbio da anni, avendo cominciato a venire allo scoperto quando ne aveva appena 19. In compenso, adesso che ne ha 24, può già andar fiera di tenere in borsa un libretto universitario che la riconosce come donna e grazie a cui rispondere all’appello in aula e agli esami con il nome che si è scelta e con cui vuole presentarsi al mondo: Agnese, quello che sua madre le avrebbe dato se fosse nata femmina. Altissima, bionda, quasi eterea, avanza nel giardino del Convento dei Benedettini di Catania con il suo portamento tanto garbato quanto determinato, lo sguardo sereno e sicuro di chi ha la certezza di essere in credito con il mondo e che, come ha vinto questa battaglia, vincerà presto o tardi anche le altre. “Sono nata e cresciuta a Catania, i miei genitori vivono qui e tanto mia madre quanto mio padre non hanno mai esitato a comprendermi e a sostenermi. E non ho paura di nulla, perché quando vado in giro è come se fossi sotto scorta”, conferma Agnese, chetra le aule del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, dove sta per finire la sua carriera universitaria, ha avuto la fortuna di non incontrare mai sguardi di derisione, per non dire di peggio: “Per carità, qualche commento cretino non manca mai, ma non ci faccio nemmeno caso. Quando è uscita la notizia del libretto, uno del mio stesso corso di laurea con cui non ho mai scambiato nemmeno una parola, ha scritto sul web delle cose davvero sgradevoli. Ma mi sono presa le mie soddisfazioni per il semplice fatto che nessuno lo ha incoraggiato e anzi quelli che sono intervenuti lo hanno fatto per difendermi”.

Freetime 45 - agnese vittoriaL’idea di chiedere il cambio di identità sul libretto universitario l’ha avuta prima dell’estate e nel giro di pochi mesi è riuscita ad ottenerlo, senza nemmeno troppa fatica: segno che per ricevere, a volte, basta semplicemente chiedere. “In altri atenei – conferma Agnese – questa possibilità già viene data agli studenti e alle studentesse trans: in questo senso le Università si dimostrano probabilmente più avanti rispetto al resto del Paese, dato che in Italia per ottenere il cambio di identità all’anagrafe bisogna per forza sottoporsi alla mutilazione genitale”. E non è certo di secondaria importanza il fatto che proprio all’Università, laddove gli studenti, soprattutto i più giovani, hanno bisogno di essere riconosciuti per quello che sono, sia possibile questa rivoluzione: “Ma in Sicilia non era ancora mai successo, prima del mio caso. Ho avuto un grande supporto da parte dei Radicali, che mi hanno messo a disposizione un avvocato, insieme al quale abbiamo elaborato il testo dell’istanza che io poi ho presentato formalmente al Rettore. Era fine maggio, sapevo che in estate non sarebbe successo nulla, ma già ad ottobre ho ottenuto la risposta che è stata subito positiva”. Insomma, a quanto pare il Rettore dell’Università di Catania non ha avuto nulla da obiettare e nel giro di pochissimo tempo ad Agnese è stato consegnato il nuovo libretto. “E in molti mi hanno ringraziato, magari scrivendomi o parlandomi in privato, perché attraverso la mia determinazione sto dando voce alle battaglie dei transgender”, racconta Agnese.
E il coraggio con cui parla della sua storia, per quanto appaia lineare grazie a così tanti fan e a così pochi ostacoli, dimostra gli esiti di saper affrontare la vita a viso aperto, come invece molti e molte, con storie simili alla sua, non sanno ancora fare. “Ma io – spiega – forse sono stata fortunata perché studio qui e l’approccio di chi studia materie umanistiche è sempre meno rigido e di più larghe vedute. Per il resto bisogna ammettere che la Sicilia forse ogni tanto dimentica la vocazione aperta alle diversità che dovrebbe ereditare dalla sua storia”.
Della sua città, Catania, Agnese ha infatti un giudizio spietato: “Questa città è messa davvero molto male. Ci sono così tante idee convenzionali e classiste! Devo dire che la situazione è molto peggiorata ultimamente, rispetto a prima: forse la crisi economica sta diventando davvero sociale e culturale. Un fenomeno che i nostri politici, anziché attenuare, incoraggiano: basti pensare all’episodio delle sentinelle in piedi. Cose che mi fanno pensare che davvero la cattiveria non abbia limiti. Ma poi, diciamoci la verità, questa è proprio una città delle pubbliche virtù e dei (molti) privati vizi…”.

Freetime 45 - Agnese VittoriaSe si pensa alla Catania ipocrita, bifronte e violenta di “Più buio di mezzanotte”, quella che Sebastiano Riso ha portato a Cannes, si vede che la Catania di oggi non è poi molto cambiata. “Reticenze e gelosie sono ovunque”, racconta Agnese, che se qualche attacco forse ha ricevuto, se l’è visto arrivare proprio dall’ambiente transgender: “Forse perché Catania è piccola e dà fastidio la mia v. Forse perché a qualcuno non piace il fatto che io vada ripetendo in continuazione che transessuale non è uguale a prostituta e che dobbiamo distruggere quest’immagine negativa, questi pregiudizi. Ma non finirò di dirlo: io non ho paura”. D’altra parte, però, non le capita di rado di essere messa alla porta nei locali, dove i buttafuori preferiscono non averla tra i piedi: “Capita spesso sempre negli stessi posti. Secondo me è semplicemente una questione di disprezzo nei confronti delle diversità sessuali. Non voglio essere a mia volta prevenuta, ma giudico quello che vedo e se fanno entrare tutti tranne me con i miei amici non posso far passare liscio questo atteggiamento. Tante volte ho chiesto che ci chiamassero i proprietari, per farci spiegare il perché: ma non ce l’hanno mai spiegato ed è questo che non sopporto”.
Agnese mette anche in queste occasioni tutta la sua “radicalità”, quella di chi non sopporta le ingiustizie e non accetta compromessi: “Se credo in un’ideale faccio di tutto per portarlo avanti, a costo di essere odiata. L’Italia è un Paese di conformisti e accondiscendenti, mentre io penso che le cose in cui si crede si debba anche provare a concretizzarle. Quello che ho fatto non l’ho fatto solo per me, ma anche e soprattutto per gli altri, per spianare una strada”. E la stessa cosa vuole fare, adesso, insieme chi ci crede come lei in tutta Italia, per il ddl 405, che consentirebbe ai transgender di cambiare identità anagrafica semplicemente al Comune: “I modi non mancherebbero. Basterebbe portare un certificato per attestare la disforia di genere. A tal proposito, ecco, cominciamo a utilizzare la terminologia giusta: la disforia di genere non è altro che una condizione di stress che si verifica nei casi di incongruenza tra sesso fisico e sesso psicologico. Anche abituarci ad un linguaggio appropriato è importante, perché certe parole possono pesare come macigni. E a volte omofobia e transfobia sono determinate solo dai messaggi sbagliati trasmessi anche dai media”. Ma nel futuro di Agnese non ci sono solo le battaglie per i diritti civili: la sua prospettiva è la laurea, innanzitutto, e poi il tentativo di entrare nel mondo dello spettacolo, il suo grande sogno. E poi, perché no, un uomo: “Non ho vocazioni genitoriali, nulla è più lontano da me che l’immagine della donna angelo del focolare. Più che i bambini, adoro i cani e i gatti, per cui se arriverà l’uomo giusto tanto meglio, altrimenti mi accontenterò di loro”.

0 0 1802 11 febbraio, 2015 People , Province febbraio 11, 2015

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