UN GIORNO IN SEMINARIO
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UN GIORNO IN SEMINARIO

Sono loro il volto giovane della Chiesa locale. I futuri sacerdoti, ragazzi che provengono da esperienze diverse, ma che hanno un’unica passione, quella di amare Dio e l’uomo. Sono sei i seminaristi della diocesi di Ragusa. Cinque di essi vivono al seminario di via Roma, uno di loro è attualmente a Pavia, perchè studia alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, a Milano. Li abbiamo incontrati insieme al nuovo rettore, don Giuseppe Antoci.

Foto di Marcello Bocchieri

Il seminario si trova al secondo piano del palazzo vescovile, mentre al piano sottostante è stata di recente inaugurata la Casa del Clero per i sacerdoti anziani. Il più giovane è Gianni Iacono, 26 anni, originario di Roccazzo. E’ lui che vive a Milano. E’ già a buon punto nel cammino di preparazione verso il sacerdozio. Avendo ottenuto l’accolitato, la prossima tappa sarà il diaconato e poi sarà ordinato presbitero. A Ragusa, invece, vivono Fabio Stracquadaini, 34 anni, di Chiaramonte, Francesco Mallemi, 30 anni, di Ragusa, Giuseppe Iacono, 34 anni, di Ragusa, Filippo Bella 27 anni, di Comiso, e Giovanni Filesi, 28 anni, di Ragusa.

Le loro sono storie di giovani che hanno avuto la “chiamata” anche dopo percorsi assai impegnativi. Così è stato ad esempio per Giuseppe Iacono della parrocchia San Giuseppe Artigiano. “Io sono laureato in Chimica, ho preso poi il dottorato. Avevo già da tempo nel cuore questa chiamata, e finiti gli studi sono entrato in Seminario”. Anche Fabio ha iniziato il percorso di studi teologici dopo avere completato quelli per il conseguimento della laurea in Pedagogia. Altri invece avevano un lavoro, come Francesco, Filippo e Giovanni. Hanno poi lasciato tutto, e deciso di seguire la loro vocazione. Adesso sono quasi tutti al quarto anno e per diventare sacerdoti dovranno attendere almeno un altro paio d’anni.

La nostra giornata – spiegano – inizia alle 6,30 quando suona la sveglia. Alle 7 lodi e meditazione in cappella, alle 8 colazione. Dalle 8,30 alle 13 le lezioni all’Istituto teologico, nell’altra ala del secondo piano del palazzo. Poi ci ritroviamo nuovamente in cappella per la recita dell’ora media e dopo andiamo a pranzare. Il pomeriggio, dalle 15 alle 19 è dedicato allo studio. Alle 19,30 ancora una voltasiamo in cappella per la messa e la recita dei vespri. Poi la cena. Ci sono vari momenti di condivisione e di incontro, a volte vengono a cena i nostri parroci. Ma anche giovani delle nostre parrocchie d’origine o di altre”.

Si rimane in seminario fino al sabato, poi si torna a casa fino al lunedì mattina. “E’ un’occasione – dicono i giovani seminaristi – per stare in famiglia, ma anche con le nostre comunità parrocchiali alle quali ci sentiamo sempre legati”. I giovani del seminario offrono anche un altro delicato servizio. “Il sabato e la domenica – spiegano – ci alterniamo per una presenza al carcere di Ragusa. Teniamo degli incontri di catechesi con quanti decidono di prendere i sacramenti. Abbiamo anche iniziato un corso di chitarra. I detenuti seguono con attenzione. Per loro è un’occasione per uscire dalla propria cella e per confrontarsi, per stare insieme”.

Com’è stato il momento in cui avete comunicato alla vostra famiglia la decisione di entrare in Seminario?

I primi momenti certo sono stati un po’ difficili – risponde sorridendo Filippo -. Magari ogni genitore pensa che il figlio si sposi, ma poi c’è stata una condivisione della nostra scelta. Ed ora sono felici”.

Avete un santo o una figura alla quale vi ispirate, che vi fa un pò da guida nel vostro cammino?

Ce ne sono tante, ognuna magari sulla base del suo carisma – spiega Fabio -. San Francesco, San Giovanni Bosco, ma anche tanti altri. Perchè è importante prendere da ciascuno un aspetto particolare, un insegnamento che poi può esserci da esempio per il nostro ministero”. “Nella mia parrocchia di origine – aggiunge Filippo Bella – c’è una grande devozione per San Domenico Savio. Per questo motivo ho maturato un forte legame con San Giovanni Bosco, di cui Domenico Savio fu allievo. Ed anzi ero stato molto combattuto sulla scelta, se entrarenella Congregazione salesiana o seguire il percorso in Diocesi. Alla fine ho scelto questo, ma l’insegnamento di don Bosco è sempre prezioso per me”.

Vi capita, soprattutto da parte dei giovani, sentirvi dire: “Ma chi te l’ha fatto fare?

Capita eccome. – rispondono quasi all’unisono – Però poi parlando con loro, raccontando la nostra esperienza, le posizioni cambiano. I giovani, ma anche gli adulti, comprendono la bellezza della nostra scelta. E in tanti, giovani, famiglie, anziani, ci stanno vicini”.

0 0 1263 15 aprile, 2013 People aprile 15, 2013

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