NUOVO CINEMA AURORA
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NUOVO CINEMA AURORA

La vita non è come l’hai vista al cinematografo: la vita è più difficile”, diceva Alfredo-Philippe Noiret al giovane Salvatore in una delle scene più celebri di Nuovo Cinema Paradiso. Ma dopo averla vista al cinematografo, l’avventura di fare il loro “Nuovo Cinema”, riaprendo i battenti dello storico Aurora di Modica, quattro ragazzi l’hanno voluta sperimentare davvero. E nonostante sia stato certamente più difficile, il loro entusiasmo non è certo distante dalle prospettive.

Foto Simone Aprile

Se un giorno si desse il caso di poter organizzare a Modica la prima di un film, Michele vorrebbe senza dubbio che questo film fosse di Nanni Moretti. A differenza sua, Martina inviterebbe volentieri Emanuele Crialese, Paolo preferirebbe – e non certo per l’assonanza anagrafica – Paolo Sorrentino e Roberta farebbe carte false purché potesse essere addirittura di Quentin Tarantino. Insomma le loro passioni in fatto di cinema non sono affatto coincidenti, ma c’è una passione che li accomuna tutti: quella per il cinema stesso.

Michele Avveduto, Martina Giannì, Paolo Ruta e Roberta Pittau sono i quattro coraggiosi under 30 che hanno deciso di imbarcarsi nell’avventura di riaprire il Cinema Aurora, a Modica, dando vita a una società cui hanno significativamente dato il nome di “Novecento”.

Da più di un anno ormai la luce di quel proiettore, la macchina dei sogni che per decenni aveva illuminato le notti di generazioni e generazioni di modicani, si era spenta e sembrava destinata a restarlo per sempre: segno, triste, di un tempo in cui il rito del cinema non ha più il valore dell’incantesimo collettivo e al tempo stesso di quella suggestione da due mila lire, così personale, intima e potente, com’è stato per lunghissimo tempo. Ma la verità è che di quell’incantesimo, di quella suggestione, restiamo tutti eternamente innamorati: perché lo sguardo stupefatto del piccolo Totò di Nuovo Cinema Paradiso è stato – almeno una vota nella vita – anche il nostro. Sarà per questo che loro – definendosi tutti “un po’ saturnini e melanconici”, ma non potendo fare a meno di nascondere quella che è in realtà una grande positività ed energia– hanno deciso di aprire il loro “Nuovo Cinema Aurora”: “Modica era l’unica città del comprensorio, pur essendo tra le più grandi e tra le più popolate – spiegano – a non avere più un cinema. Modica, anzi, nonostante la sua storia e le sue bellezze, in questo momento dimostra di vivere una crisi di costume difficile: è priva di un circuito culturale popolare per i suoi stessi abitanti. Noi invece crediamo che proprio la cultura possa traghettarci fuori dalla crisi più generale, sociale ed economica, se in questa fase di passaggio il cambiamento viene orientato verso una direzione positiva”.

C’è di bello che i quattro sono amici, prima ancora che soci, oltre a formare due coppie affiatate e consolidate da anni. Michele, Martina e Paolo si conoscono e si frequentano sin da quando erano ragazzini, mentre Roberta è arrivata a Modica un anno fa dalla Sardegna, per amore di Paolo ma non solo. In questi anni hanno costruito la loro formazione e le loro professionalità – Michele si è laureato in scienze politiche, Paolo in lingue e letteratura italiana, Martina in lettere moderne, e Roberta, dopo essersi laureata in cooperazione internazionale, ha frequentato la scuola internazionale di fotografia e ha già aperto il suo studio proprio a Modica – ma solo ora hanno deciso di metterle in comune, a disposizione di un’avventura da provare a fare assieme, forse senza troppe certezze ma di certo con tanto coraggio e anche un pizzico di imprudenza: “Occorre, sì, molto coraggio – confermano – ma pochissima imprudenza. Il coraggio, si dice, è avere ben chiaro ciò che ti sta davanti: noi abbiamo valutato con attenzione ciò che stiamo per fare, calcolando i rischi e cercando di trovare le giuste soluzioni per arginarli”.

L’avventura è iniziata qualche mese va, quando questi quattro ragazzi si sono presentati dai proprietari del cinema e li hanno convinti di essere le persone giuste a gestirlo. Poi le cose sono andate velocemente, dalla firma dei contratti alla ricerca degli sponsor, indispensabili per preparare l’Aurora a quella che rappresenta la vera “nuova” era: la digitalizzazione, che dall’anno prossimo sostanzialmente obbligatoria per tutte le sale. E ancora i lavori di manutenzione e quelli di restyling, per creare una ambiente più moderno e confortevole.

In realtà – dicono Michele, Martina, Paolo e Roberta – non abbiamo inventato un mestiere, semplicemente abbiamo ridato vita all’esistente, a un cinema chiuso. Qualcuno doveva farlo e noi ci siamo sentiti in dovere di agire per evitare che anche il Cinema Aurora venisse inghiottito da quell’oblio culturale che da molti anni assedia la nostra città”. E poi ce la passione per il cinema, “che è sintesi – dal loro punto di vista – di tutte le arti e come tutte le arti non è solo sogno, evasione e visione, ma partecipazione alla storia e al mondo che cambia. Il cinema ha una responsabilità educativa, stimola la coscienza critica, offre momenti di sana socializzazione”.

Da qui, l’idea di un’impresa che è anche legata a una città e nasce come progetto per migliorarla, “per offrirle – cioè – non solo un luogo di svago, ma anche uno spazio finalizzato alla costruzione di una rinnovata coscienza civile; è per questa ragione che ci rivolgeremo soprattutto alle giovani generazioni. La nostra soddisfazione futura come professionisti e cittadini – dicono i quattro – si basa sulla possibilità di contribuire a questo miglioramento”. E del resto, anche la città ha accolto il progetto con grande entusiasmano: “Lo testimoniano – confermano i ragazzi – gli oltre 4000 contatti stabiliti in poche ore grazie ai social network con in quali abbiamo promosso, fin dai primi di ottobre, la nostra iniziativa. Ci ha incoraggiato soprattutto il contributo datoci da alcuni importanti personaggi dello spettacolo che hanno fatto da testimonial per il lancio della nostra impresa. Un sentito ringraziamento va alle aziende locali che hanno deciso di supportare in forma di sponsor la start-up di Novecento, comprendendone il valore civile e culturale. Inoltre ringraziamo tutti quei professionisti che hanno messo a disposizione le loro competenze per affrontare gli aspetti logistici legati all’inizio della nostra attività”.

Adesso che l’impresa è partita, si tratta di darle identità e solidità perché possa consolidarsi come una realtà stabile e autorevole: e per questo Michele, Martina, Paolo e Roberta stanno dando il massimo, coniugando il buon senso con la fantasia, il pragmatismo con l’ambizione: “Tutti e quattro agiamo contemporaneamente in forma di mente e di braccio cercando di fare coincidere le nostre competenze teoriche con gli aspetti pratici di una normale attività imprenditoriale”. Ma per chi viene dalla loro formazione e coltiva le loro inclinazioni, il rischio di assecondare più la passione che le esigenze di questa “normale attività imprenditoriale” potrebbe presentarsi presto: come risolvere, per esempio, il conflitto tra cinema commerciale e cinema d’autore, tra business e cultura? Per loro la risposta è semplice: “Non pensiamo esista conflitto tra queste diverse proposte. Per questa ragione abbiamo scelto di rivolgerci a tutti i segmenti della società nel tentativo di soddisfare i gusti di un pubblico ampio ed eterogeneo; crediamo che anche il cinema commerciale possa suscitare l’interesse del cultore del cinema d’essai e viceversa. Pensiamo anche ad un progetto di cinema didattico: in questo senso pensiamo di poter lavorare alla costruzione di un rapporto stabile con le scuole, affinché il cinema possa a tutti gli effetti entrare a far parte di un percorso didattico già per i bambini più piccoli. Inoltre vogliamo aprire l’Aurora anche all’attività teatrale…”.

Resta poi il gusto personale, quello che imprime l’identità ad ogni cinema e gli consente di stabilire un rapporto privilegiato con un tipo particolare di pubblico. Un gusto che rende irresistibile il piacere di proiettare una certa pellicola, lo stesso che li porterebbe a invitare Moretti piuttosto che Tarantino, e che inevitabilmente li porta a rivolgere anche lo sguardo al passato. Se dovessero scegliere una proiezione speciale, d’autore, Michelesceglierebbe Federico Fellini e il suo “Otto e mezzo”, Paolo Vittorio: De Sica con “Ladri di biciclette”, Roberta: Luchino Visconti con “Il Gattopardo” e Martina probabilmente Woody Allen con “Manhattan”. E se un giorno potranno scegliere di fare una cosa davvero di nicchia, per il puro piacere di approfondire uno specifico filone, anche a costo di essere loro gli unici spettatori, non hanno dubbi su cosa sarebbe: “Razmataz, una parola misteriosa che dice solo quello che si apre all’immaginazione”.

0 0 2707 19 dicembre, 2013 Business dicembre 19, 2013

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