LUCIA FRISONE, UNA MAMMA SCELTA DA DIO
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LUCIA FRISONE, UNA MAMMA SCELTA DA DIO

Per il figlio della luna ci voleva una mamma ciclone. Un ciclone forte, di quelli che quando sai che stanno per arrivare ti chiedi dove rifugiarti e cosa rimarrà in piedi dopo che sarà passato. E’ una forza della natura Lucia Colletta in Frisone, nata il 9 febbraio 1929 a Siracusa. 85 anni di sorrisi e pura, inesauribile, energia come quella che il suo Fulvio, fisico nucleare tra i più rinomati al mondo, studia da 29 anni per tentare di arrivare a quella che viene volgarmente chiamata “fusione fredda”. Un’energia nuova, pulita, capace di cambiare il volto del mondo come lo conosciamo e senza la quale – Fulvio ne è certo – il nostro bel pianeta nell’arco di pochi decenni “farà boom”.

 

 

Foto Francesco Lucifora


Affacciandomi dal balcone della sua casa-museo di Acicatena vedo il mare con i suoi Faraglioni. E’ uno scenario incantevole e mi chiedo quante volte, nei momenti di sconforto, mamma ciclone si sarà affacciata da quello stesso balcone per respirare a pieni polmoni e ricaricare le pile prima di combattere l’ennesima battaglia. La sua incredibile storia ha ispirato anche un film Rai e a darle il volto è stata una eccezionale Lunetta Savino. “Sono una mamma scelta da Dio”, mi dice, stringendomi forte le mani. “Io e Lui abbiamo un rapporto strano, di odio e amore ma alla fine io lo so che ha scelto me perché sapeva che sono forte abbastanza e che ce la faccio. 47 anni fa, in chiesa, gli ho promesso che non avrei più pianto e ho mantenuto la mia parola”. Quando rientro mi perdo tra centinaia di foto, quadri, libri e attestati scritti in tutte le lingue. Sulle pareti non c’è più un centimetro di spazio libero, nemmeno su quelle del bagno, e lei mi guida fiera tra quei meandri che trasudano storia e cultura. E’ difficile farla fermare un attimo per iniziare la mia intervista e ancora di più lo è interromperla una volta che il flusso dei ricordi inizia a scorrere…

Sono nata in una famiglia composta da papà Giuseppe e mamma Rosa, da mio nonno e dai miei 4 fratelli: Vincenzo, Giovanni, Concettina e Turi. Io ero la piccola di casa ed ero vivace e curiosagià allora. A 4 anni e mezzo abitavo vicino alla stazione di Siracusa. Mio padre lavorava lì e quando era in servizio, poiché a due passi da noi viveva un ricottaio, ricordo che andavo a comprarla e non appena mi incamminavo sulla strada ferrata tutti gli impiegati della stazione urlavano “C’è Luciuzza che sta portando la ricotta calda al papà!”. Il loro era un grido di gioia ma anche di paura perché io, spericolata com’ero, passeggiavo sui binari. Sono stata fortunata, ho avuto un’infanzia davvero straordinaria. Stavamo bene economicamente, eravamo una famiglia unita, la mia mamma era una casalinga totalmente dedita a noi figli ma appartenente ad una casata di possidenti terrieri”.

Sono anni difficili quelli, anni di guerra, quelli in cui lei ha iniziato ad andare a scuola e ha scoperto l’amore per il canto…

Anni di paura, di bombardamenti e non solo. Sono stati pure anni in cui mio nonno stava male e io lo accudivo perché sono sempre stata votata alla famiglia. Frequentavo la scuola di pianoforte a Siracusa e un giorno accompagnai la melodia del maestro con la mia voce. Lui mi disse che cantavo molto bene ma non ci feci caso più di tanto, continuai a studiare pianoforte ma queste sue parole mi riecheggiavano nella mente sempre più insistentemente. Così decisi di prendere lezioni di canto e quando a Siracusa fu indetto un concorso per giovani cantanti lirici partecipai con un brano difficilissimo. Era un concorso con fasi provinciali, regionali e nazionali. Io superai la prima e andai al Bellini di Catania dove cantai un brano della Traviata e conobbi Margherita Carosio. Superai anche quella fase e finii a Bologna dove la mia fama mi aveva già preceduta tant’è che, non appena arrivata, scoprii di essere stata ribattezzata “er più” e tra tutti i partecipanti sentii qualcuno esclamare “ora questa vince!”. Cantai il mio bel brano tratto dalla Bohème e fui invitata a fare un provino alla Scala di Milano. Io andai e fui boicottata ma nonostante ciò riuscii a lasciare tutti a bocca aperta e mi fu chiesto di ritornare qualche settimana dopo per iniziare tre mesi di scuola al termine dei quali avrei iniziato a girare per i teatri di tutto il mondo. Dio, però, aveva in serbo per me qualcosa di diverso. All’epoca avevo 17 anni e quando tornai a Siracusa notai che vicino casa mia avevano aperto un ufficio e seduto alla scrivania c’era il giovane che sarebbe diventato mio marito. Fu un colpo di fulmine per entrambi e dopo qualche giorno lo vidi arrivare con mio fratello Turi per chiedere la mia mano. Era destino, il mio dna doveva unirsi al suo per dare la vita a Fulvio che deve fare una cosa grande per questa terra.

Quindi lei, per amore, dice addio alla Scala di Milano e dopo circa un anno sposa Carmelo. E arrivano le prime figlie…

Divento mamma di Palmira e, a distanza di due anni, di Pinella. Eravamo riusciti a creare una splendida famiglia e dopo altri 9 anni rimango incinta di Fulvio.

Ed è stata una gravidanza normalissima, mai un problema!

Assolutamente sì. Il paradosso è che le mie due figlie le ho partorite in casa ed è andato sempre tutto bene invece per Fulvio, avendo ormai 36 anni, mi sono sentita più sicura scegliendo il parto in ospedale. In quel periodo mi trovavo in Sardegna a causa di alcuni impegni professionali di mio marito. Arrivai in ospedale in pieno travaglio ma poiché non gridavo i medici e gli infermieri non mi hanno creduta e si sono rifiutati di procedere col cesareo pensando che valesse la pena insistere per il parto naturale. 10 ore dopo non sentivano più il cuore di Fulvio e al termine di un parto drammatico tutti e due eravamo in fin di vita. Fulvio, addirittura, pensarono che fosse già morto e lo abbandonarono tutto solo in un angolo. Io avevo una fortissima emorragia ma continuavo a chiedere del bambino e fu solo per questo motivo che alla fine si decisero a controllarlo e capirono che era vivo! Quando lo sentii tossire e capii che respirava entrai in coma e lui mi seguì. Era il 19 gennaio 1966. Fulvio ha due estreme unzioni, io una ma dopo 8 giorni ci svegliammo. Qualche tempo dopo scoprii che era affetto da tetraparesi spastica distonica e da lì è iniziata la mia grande battaglia per farlo parlare, studiare, vivere.

Palmira e Pinella non si sono mai sentite trascurate da lei che riversava su Fulvio tutte le attenzioni?

Assolutamente no, siamo state un tutt’uno, sempre unite per scegliere il meglio per Fulvio anche perché quando lui aveva sei mesi siamo state testimoni di una cosa che ha dell’incredibile. Le bambine stavano facendo i compiti, io ero seduta al tavolo con loro e Fulvio vicino a noi nel seggiolone. Con Palmira discutevamo di una cosa e lui sembrò aver capito tutto e guardando la sorella lo sottolineò con dei gemiti singolari. Rimanemmo un po’ perplesse ma pensammo fosse stata solo un’impressione. Circa 20 giorni dopo la stessa situazione si ripresentò con mia figlia Pinella. A quel punto capimmo che lui era entrato nella nostra testa e aveva capito tutto quello che stavamo dicendo. Da quel momento gli promisi che avrebbe avuto tre mamme e che ci saremmo dedicate tutte a lui. Fulvio mi guardò e con un vagito mi fece capire che aveva compreso e che era finalmente soddisfatto. Con le mie figlie c’è sempre stato un rapporto speciale. Dopo che si sono sposate, insieme abbiamo frequentato la scuola serale e abbiamo conseguito il diploma. Io di mattina lavoravo e il pomeriggio lasciavo Fulvio con mio marito e tutte e tre insieme andavamo a lezione! Dopo il diploma sono diventata assistente sociale così la ragazza assunta all’AIAS di Siracusa come impiegata amministrativa con la quinta elementare ne è uscita, molti anni dopo, con un undicesimo livello!

Erano senz’altro, dunque, giornate molto piene le sue! Adesso che non lavora più come sono invece?

La mia giornata è interamente dedicata a Fulvio ed è un combattimento continuo per i diritti, l’assistenza, le differenze sociali, la burocrazia. Non ho mai pace.

Ma lei tutta questa grinta e questo carattere da chi li ha ereditati?

Da nessuno, è più forte di me. Ho 85 anni e a volte vedo gente di 78 che non si regge in piedi, si lamenta, non parla e mi chiedo “ma chi sono io? Che cosa sono?”. Più difficoltà trovo sul mio cammino e più divento agguerrita, potente. L’insegnante di sostegno per Fulvio nella scuola di Siracusa non esisteva, io ho fatto fare la legge! Io gli ho insegnato pure la geografia! Me lo mettevo in macchina e me lo portavo fino a Catania spiegandogli la strada che facevo ed elencandogli i comuni che incontravamo! E lui era contento. Io l’ho fatto andare alle scuole medie dopo che cinque istituti me l’hanno respinto. Sapevo che aveva un’intelligenza fuori dal comune e l’unica che poteva aiutarlo a farla emergere ero io.

Che Natale sarà il vostro? E quale augurio vuole rivolgere a se stessa e a Fulvio per questo Natale e l’anno che sta per arrivare?

Il nostro Natale, come da tradizione, sarà a casa dei miei nipoti a Siracusa. Sono mamma, nonna e bisnonna e per me figli e nipoti sono tutti “picciriddi”! I miei sogni e i miei desideri coincidono con quelli di Fulvio e lui da qualche mese è molto triste perché la Regione, l’anno scorso, gli ha dimezzato i fondi che riceveva dal 2005 attraverso una legge speciale per la quale io mi sono battuta. Noi viviamo della nostra pensione e quei fondi servono a Fulvio per l’assistenza (ho 5 giovani alle mie dipendenze), per i suoi viaggi in giro per il mondo quando lo invitano ai congressi, per i suoi studi e le sue ricerche. Qualche mese fa il Presidente Rosario Crocetta ha fatto una promessa a Fulvio davanti al Sindaco e al Vescovo di Catania. Gli ha garantito che farà costruire un centro di ricerca per la “fusione a bassa energia senza scorie radioattive”, volgarmente detta “fusione fredda”, e che lui lo dirigerà. Quel centro dovrà contare almeno 500 dipendenti laureati in medicina, fisica, chimica, matematica e si tratta dei nostri ragazzi, di tutti quegli studiosi che stanno scappando all’estero per lavorare! Perché non possiamo farli rimanere qui e farli contribuire ad una ricerca così grandiosa per le sorti del nostro pianeta? C’è un motivo per cui Fulvio era morto e ora vive. Lui, però, non può parlare e non si può difendere con la bocca e tutti noi dobbiamo essere la sua voce. Fulvio sta aspettando e fare il ricercatore a tempo pieno per l’Università di Catania non gli basta più. Ha rifiutato offerte giunte dall’ENEA e da tutto il mondo, da paesi che lo volevano per aiutarlo a realizzare la sua fusione fredda e ha detto di no perché se accetta e riesce nel suo intento poi sarà quel paese a prendere il nome della scoperta. E lui vuole che quel paese sia la Sicilia, sia Catania. Questo è l’unico regalo che chiedo al Natale e al 2014. Andrò fino a Palermo e non darò tregua a nessuno, quella promessa Crocetta la deve mantenere!

0 0 7047 22 dicembre, 2013 People dicembre 22, 2013

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