LA ZIA ELVIRA SELLERIO
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LA ZIA ELVIRA SELLERIO

Tre giovani donne, tre imprenditrici ragusane, tre sorelle. Insieme hanno deciso di svelare alcuni tra i ricordi più preziosi, tutti legati ad una persona davvero speciale. Una zia, Elvira Sellerio, capace di rappresentare un punto di riferimento per l’intera, numerosissima famiglia, una figura forte che continua a fornire loro un fulgido esempio di vita.

Foto Marcello Bocchieri

Insignita del titolo di Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga, membro all’inizio degli anni Novanta del Consiglio di Amministrazione della Rai, questa signora palermitana è indiscutibilmente una delle figure che ha meglio rappresentato, e che continua anche dopo la morte a rappresentare, la Sicilia in Italia ed in Europa. Una personalità illustre che ha davvero amato la terra iblea, sin da quel lontano dicembre del 1964 quando, già donna, accompagnò il padre e la sorella minore in una nuova città, sede del Palazzo di Governo che avrebbero abitato per anni.

Carlotta, Isabella ed Elvira Schininà hanno sentito spesso narrare dell’arrivo della loro futura madre e di quella zia. Tanto che sono in grado di descrivere alla perfezione l’incontro con i notabili iblei, al confine tra le province di Ragusa e Caltanissetta, accorsi ad accogliere il nuovo Prefetto, da poco vedovo, e le figlie. La più giovane delle quali, ancora adolescente, si sarebbe stabilita a Ragusa per frequentare le scuole, l’altra avrebbe invece fatto spola da Palermo, città in cui risiedeva insieme al resto della grande famiglia e città in cui sarebbe presto partita quella fantastica avventura caratterizzata dalle copertine ruvide di un blu intenso, dalle miniature incorniciate di giallo e da un nome: Sellerio.

Elvira Giorgianni, sorella di mia madre – racconta Carlotta – era un funzionario pubblico, laureata in Giurisprudenza, non aveva mai fatto parte del mondo dell’imprenditoria. Decise di licenziarsi e di fondare, con la propria liquidazione, una casa editrice insieme al marito Enzo, fotografo di grande fama. Scelsero di seguire un sogno, nato dalle conversazioni con gli amici Leonardo Sciascia e Antonino Buttitta. In una città come Palermo – sottolinea con forza – dove mettere in piedi una impresa era un miraggio da visionari,nel 1969 anno di fuoco, tra contestazioni nelle scuole e nelle fabbriche e tra le nubi del terrorismo. Il miracolo avvenne grazie alla genialità artistica dello zio Enzo e della zia, che seppe con passione e tenacia confrontarsi con le tante difficoltà di essere imprenditrice donna”. Un piglio manageriale legato al difficilissimo mondo della cultura che Elvira Sellerio (questo era il modo con il quale amava presentarsi) ha saputo trasmettere ai suoi due figli, Olivia ed Antonio. Sono loro che adesso, nonostante il periodo di forte crisi del settore, continuano a guidare con successo una casa editrice in grado di intercettare l’evolversi della cultura contemporanea e di tenere conto dei cambiamenti del mondo, universo digitale compreso. Senza mai tradire i principi fondanti che hanno guidato la madre, la quale andava fiera di essere un piccolo editore, libero, privato ed indipendente.

Una imprenditrice di grande successo, impegnata in un lavoro che sosteneva essere più una attività a servizio del lettore anonimo, al quale dovere rispetto e libri degni. Si dedicava anima e corpo alla casa editrice eppure, ciò che emerge dal ricordo delle tre sorelle Schininà, è il ritratto di una donna legatissima alla famiglia, che aveva sempre la casa piena di amici e parenti. Pronta ad elargire consigli e, nel caso, a rimproverare con fermezza. Un vero riferimento per ognuno dei suoi diciassette nipoti, dei quali lei sapeva tutto. “Alla zia bastava un attimo per intuire ciò che avevi bisogno di confidarle – racconta Isabella – era una persona che aveva il dono dell’empatia. Si metteva in ascolto degli altri, sempre. Quando veniva a trovarci era in grado di farti la radiografia con uno sguardo. Ricordo l’anno in cui ebbi il primo ragazzo, non lo avevo ancora confidato a nessuno. Ebbene, lei lo capì immediatamente e capì pure che avevamo litigato!”.

A Ragusa era molto amata. “La zia aveva l’abitudine di trascorrere da noi il mese di agosto – continua Elvira, la più giovane delle sorelle, il cui nome la lega profondamente a quella persona così speciale – ed era solita non mancare mai al mio compleanno. C’era sempre un tavolo pronto ad attenderla per la tradizionale partita a scopone. C’era un continuovia vai di ospiti, accorsi a salutarla ed a scambiare quattro chiacchiere con lei”. Uno dei suoi sogni realizzati fu quello di possedere una casa a Ragusa. “Ricordo il periodo del cantiere con molta gioia – continua Elvira – lei si trattenne da noi per molto tempo. Tornava a pranzo, dopo aver seguito i lavori,abbronzatissima e stanca ma piena della sua solita voglia di vivere e di realizzarsi”. “Era incredibile – aggiunge Isabella – perché era in grado non solo di dirigere contemporaneamente le proprie, diversissime imprese, ma persino di mettere ordine nelle nostre giornate, dipanando quelle consuete incomprensioni lavorative che a tavola tutt’ora vengono a galla”. Per la casa, che fu pronta nel 2006, decise di impiegare esclusivamente maestranze locali perché voleva che quello spazio rappresentasse Ragusa in ogni particolare. Un luogo magico non solo per la bellezza delle strutture, la ricchezza del giardino, la magnificenza dei locali. Un luogo capace di rispecchiare l’essenza di Elvira Sellerio e la sua incomparabile ospitalità. “La zia era in grado di improvvisare, senza lasciar trapelare nessuno sforzo o difficoltà, una cena perfetta anche per 50 ospiti – assicura Elvira – che venivano accolti da una tavola riccamente bandita e deliziati da un banchetto degno di una cucina stellata. Era una bravissima cuoca. Anche in questo dimostrava la sua generosità”. Amava i piatti della tradizione, specialmente quelli più semplici. “La ricordo una mattina all’alba – continua Carlotta – intenta a prepararci dei panini con la frittata in occasione di una gita in barca. Erano perfetti”. “Quando veniva a cena a casa nostra – interviene Elvira – era diventata tradizione servire un piatto che lei una volta definì, con elegante schiettezza, l’immonda brodaglia!”. “Si tratta di una minestra di zucchina e patate – spiegano – che viene preparata le sere di agosto in casa nostra. Nonostante quella descrizione, apparentemente tutt’altro che generosa, la zia adorava quel piatto”. Anche attraverso questi aneddoti viene fuori il ritratto di una persona libera, piena di ironia, profonda. “Non si risparmiava mai – asserisce Isabella – piena di attenzioni nei confronti di chiunque venisse in contatto con il suo mondo. Un insegnamento che mi ripropongo di seguire, anche se – ammette – non è affatto facile!”. Molti gli amici che venivano a trovarla, da Buttitta a Camilleri, da Sciascia a Bufalino. Persone anche diversissime fra loro come Gianni Minoli, Marcello Sorgi, Concita De Gregorio, Luisa Adorno, Lina Wertmuller, Roberto Andò, Luca Zingaretti, Adriano Sofri. “Era molto legata a Sofri, ai suoi due figli e alla compagna Randi. Con lei aveva in comune l’amore per le piante e proprio Randi le consigliò molti degli esemplari che tuttora sono in giardino”. “Adorava passeggiare per quei viali – spiega Elvira – ed uno dei miei ricordi più belli legati a quella casa è un giro per il magnifico roseto con lei accanto, intenta a descrivere ogni singola varietà ed a confezionarmi un mazzo che alla fine si rivelò enorme”. “Con la zia potevi parlare di tutto – convergono – ma di lei ricordiamo con molta tenerezza anche le ore trascorse in silenzio, intente a fare un puzzle, una delle sue grandi passioni che ovviamente ha trasmesso a tutte noi! Stavamo fino a notte fonda ed era capace di non lasciarti andare a dormire se prima non avevi finito un pezzo. Una volta completati li assicurava con lo scotch e li arrotolava posizionandoli sotto il letto. Ne aveva tantissimi”. Altro amore era quello per i film. Li adorava ma si rifiutò di andare al cinema nel momento in cui fu vietato di fumare all’interno dei locali. “Spesso quindi le regalavo dvd da guardare in casa – spiega Carlotta –, anzi: cercavo di regalarle dei dvd. Ai tempi io gestivo una videoteca e la zia non accettava di prendere merce dal mio negozio senza pagarla. Finiva sempre che mi dava il doppio del prezzo normale! Adorava le commedie e le serie tv come Sex and the City o Una mamma per amica. Negli ultimi anni seguiva con passione anche le fiction americane, gialli come Law & Order per lo più”. E a proposito di fiction, una delle sue più grandi intuizioni fu quella di suggerire il territorio ibleo per l’ambientazione televisiva de Il commissario Montalbano, tratto dai romanzi di Camilleri. “Lo scrittore – rivelano – ovviamente premeva per il territorio di Porto Empedocle, sebbene deturpato dallo scempio edilizio. Il produttore Carlo Degli Esposti era invece orientato verso la Basilicata o la Puglia, terre più accessibili alle troupe cinematografiche. Ovviamente la ebbe vinta la zia e fu uno dei suoi più grandi omaggi verso una terra che amava”. “Auspichiamo che un giorno le venga intitolata una via – confidano con franchezza – anche se, secondo la prassi vigente al Comune di Ragusa, dovranno trascorrere almeno dieci anni dalla morte. Ci pare un giusto riconoscimento. Recentemente ci ha fatto molto piacere leggere la lettera di una scrittrice romana che, inserendosi nella querelle per l’intitolazione dell’aeroporto di Comiso, suggeriva il nome di Elvira Sellerio. Ad una donna, in omaggio a tutte le donne di Sicilia! Questa – ricordano – una delle frasi utilizzate nella dedica ad una editrice illuminata, che ha dato tanto proprio al territorio ibleo pubblicando autori del calibro di Bufalino”. Una vita piena che lei stessa definì “scandita dai libri”, “compagni” capaci di darle quella gioia che seppe trasformare in “un rapporto bellissimo tra la gente che racconta storie e altra gente che le ascolta”.

0 0 4474 19 dicembre, 2013 Business dicembre 19, 2013

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