IL VULCANICO CESARE BORROMETI
IL VULCANICO CESARE BORROMETI
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IL VULCANICO CESARE BORROMETI

Energico ed eclettico. Solitamente lo si può incontrare in tribunale, per lavoro. La visione che vi diamo noi, invece, dell’avvocato ragusano Cesare Borrometi, è all’interno della sua abitazione, tra tesori, passioni, affetti familiari e aneddoti.

Freetime 45 - Borrometi

C’è una grande foto di Ernesto Che Guevara nel salone che conserva decine e decine di strumenti musicali, centinaia di libri, un numero enorme di video cassette e dvd. Non è un’immagine qualsiasi, ricordo magari di trascorsi giovanili quando la passione per la rivoluzione andava di pari passo con il desiderio di libertà di tutti gli adolescenti. Rappresenta, invece, un’ispirazione. C’è una frase, in particolare, che ispira la sua condotta. Una bella frase di Edoardo Galeano sul Che: “In un’epoca in cui la parola e l’azione difficilmente si incontrano e quando si incontrano non si riconoscono”.
“ Il Che era uno che diceva quello che pensava e faceva quello che diceva’. Io sono ben lungi dall’essere riuscito a realizzare questo proposito, ma me lo pongo sempre dinanzi come un obiettivo”: Cesare Borrometi è uno stimato avvocato cassazionista, vive a Ragusa anche se originario di Modica. Una laurea in Giurisprudenza a Catania, poi la libera professione. “M’incoraggiò mio padre. Lui era magistrato, fu anche presidente del Tribunale di Modica. Sulla scelta dell’università, io non avrei disdegnato di andare a fare un’esperienza fuori. Lui mi disse che sarebbe stato d’accordo se ne fosse valsa la pena. Ma a Catania c’era un’ottima Facoltà di Giurisprudenza. Studiai lì e non me ne sono mai pentito”.
All’Università adesso ci torna, ma da presidente del Consorzio ibleo. “Sono grato al sindaco per avermi indicato, altrettanto a Giovanni Iacono che ha spinto per questa mia nomina come esponente di Partecipiamo, associazione che ho contribuito a fondare e della quale continuo attivamente a fare parte. È una scommessa, perché non sono un politico, ma cercherò di gestire il Consorzio in maniera quanto più tecnica e asettica possibile. La scommessa è grossa. Consolidare l’esistente e ampliare, per quanto possibile, l’offerta formativa con master e altri corsi, magarianche la scuola forense”.
Il pubblico e il privato. Cesare Borrometi è un uomo dalle mille passioni. La passione per le Harley. Ne ha tre: l’Ultra Glide, quella grande e carenata, poi una V-Rod, e una d’annata, una Shovel, un cimelio che custodisce gelosamente. “La mia passione è legata a tutto quello che è il retaggio culturale che sta dietro le Harley: la Beat generation, un certo tipo di espressione artistica in ambito letterario. Prima ero più assiduo, mi piaceva immergermi nel mondo Harley a 360 gradi, dall’abbigliamento alla progettazione dei viaggi. Viaggi che ho cercato di fare un po’ tutti tranne uno, il coast to coast in America. Quello non sono arrivato a coronarlo, per il resto ho girato un po’ tutta l’Europa”.

Freetime 45 - BorrometiA seguirlo la moglie Laura. Anzi. “È lei che mi ha trasmesso la passione per le due ruote. È venuta in tutti i viaggi con me, anzi forse sono io che sono andato in tutti i viaggi con lei. Condividiamo moltissime passioni, amiamo molto la musica e la lettura. Mi consiglia anche alcuni titoli, ci scambiamo opinioni. Io amo di più la poesia, lei meno”. Di viaggi ne ha fatti tanti, ovviamente non in moto. “Quest’anno siamo stati in Tibet, lo scorso anno in Laos. E poi in Namibia, Perù, Nepal due volte, in Tanzania. Sono piccole concessioni che non esito a cogliereper cercare di interrompere gli impegni della vita quotidiana. In ogni viaggio acquisto uno strumento musicale, mi piace andare nei negozi nei paesi che visito e acquistarli”.
Nel salone di casa ne ha di ogni tipo. “Strimpello la chitarra. Suonavo in un gruppo, facevamo musica popolare. Incidemmo anche un disco. Partecipavamo a tournée delle feste de l’Unità. Ancora oggi trovo del tempo per suonare con gli amici”. Un passato anche da attore in compagnie teatrali amatoriali.“Mi ero anche iscritto all’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico, ma per fortuna soprattutto di un eventuale pubblico, poi non ho seguito i corsi”, dice sorridendo. C’è però una certa espressione teatrale anche nella sua professione.
“Occupandosi di certi casi si viene a contatto con un mondo che riporta ad alcune realtà descritte da De Filippo o a certa poesia realistica. L’avvocato ha un po’ della teatralità: un’arringa è un po’ un copione che si recita. Anche se oggi non va più di moda l’avvocato trombone. Ora, e dico anche per fortuna, l’arringa è più tecnica”.

Freetime 45 -BorrometiLa figlia Marcella ha scelto anche lei la libera professione. “Ha studiato Giurisprudenza a Roma, e con mia grande gioia è venuta ora a lavorare insieme a me. Non so se manterrà questascelta, per adesso la vedo molto appassionata e impegnata nella libera professione”. Cesare Borrometi è un uomo che non sta fermo un attimo, mille attività in corso e altrettante nel “cassetto”. “C’è sempre qualcosa di nuovo. Io amo il cinema, mi piacerebbe fare dei cortometraggi. C’è sempre un viaggio che mi vado preparando, una nuova chitarra che mi piacerebbe acquistare. Ora ci ha pensato il sindaco Piccitto ad aprirmi una prospettiva che è il consorzio”.
Alle domande più “difficili”, risponde con serenità e ironia. “Difetti ne ho tanti, è difficile indicarne solo alcuni. Sono impulsivo, mi intestardisco nelle cose e faccio di tutto per arrivare al risultato. Pregi? Credo la sincerità, l’incapacità di tenermi dentro quello che penso. E a volte questo però diventa un difetto perché parlo senza avere pensato a sufficienza”.
In un periodo in cui sempre più si parla di crisi d’identità nella sinistra italiana, Cesare Borrometi spiega con serenità: “Non mi sento addosso questa crisi. Ho mantenuto la mia coerenza personale. Oggi dal punto di vista politico sono vicino a Tsipras, cosa che non è in contrasto con Partecipiamo, assolutamente. Credo molto nell’idea di questa similitudine con la Grecia per quanto riguarda questo movimento, che è fatto da questo coacervo di movimenti e partiti, di istanze che si sono ritrovate in un’esperienza accomunante che è quella di interpretare solidarietà, attenzione ai problemi di chi ha più bisogno”.

Foto Marcello Bocchieri

 

0 0 1682 12 febbraio, 2015 febbraio 12, 2015

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