Editoriale - Free Words
Editoriale – Free Words

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“Ci sarà sempre un’altra opportunità,
un’altra amicizia, un altro amore, una
nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo
inizio”.
(Antoine de Saint-Exupéry)

 

È ufficiale, è primavera e, nei buoni propositi, con essa dovrebbe tornare il buon umore, un po’ offuscato nei precedenti mesi, almeno per chi è meteoropatico.

Questo numero di Free Time lo abbiamo voluto dedicare alle emozioni e ai nuovi inizi.
Siamo stati investiti dai ricordi; ciascuno ha messo del proprio per raccontarci la sua singola storia, fatta di sofferenza alcune volte e di soddisfazione in altri casi, di inizi e nuovi inizi che hanno segnato svolte importanti nelle rispettive vite. Ognuno di noi custodisce un sogno, che può interessare la sfera privata, quella professionale, familiare, religiosa, relazionale… in ciascuna si alternano momenti di conferme e necessità di cambiamento.

I nostri protagonisti in copertina, Deborah Iurato e Giovanni Caccamo, sono l’emblema della vittoria sotto tanti punti di vista. Giungere sul prestigioso palco dell’Ariston, provenendo dalla provincia più a Sud d’Italia, e conquistare un terzo posto nella competizione canora più importante su scala nazionale, certamente è un nuovo inizio. Un esempio da guardare con ammirazione e possibilismo, immaginando che non è così scontato non farcela. A superare le barriere, più mentali che altro, seppur rimangono quelle giuridiche e del rigido pensiero di alcuni, sono state due donne con grinta e carattere, come Laura e Rosalba, che a dispetto di ciò che si riteneva impossibile, ce l’hanno fatta a coronare la loro unione al Comune di Catania. Un pensiero positivo ci arriva da famiglie unite e coese, da fratelli diversi ma indivisibili, e da chi ha cercato di esportare progettualità ed idee culturali ed imprenditoriali oltre quei confini sin troppo spesso provinciali dove la fiducia stenta a decollare. Poi ci sono gli artisti. Qui si apre un capitolo talmente ricco di emozioni che scriverle alcune volte è quasi un modo per ingabbiarle affinché giungano a destinazione per essere percepite in tutta la loro, semplice, essenza.
Non sempre è facile raccontarsi senza filtri, non sempre risulta immediato abbandonare gli ormeggi e lasciarsi andare ai ricordi e alle ambizioni, che legittimamente ciascuno coltiva, chi più chi meno, con forza e determinazione. Ma parlarne è intanto un monito per quanti vorrebbero emergere e non hanno il coraggio di scommettersi.

Spesso ci viene posto il quesito su quale sia il metodo che segue la redazione nella selezione delle storie e nell’individuare i protagonisti che hanno qualcosa da raccontare. Ecco spiegato. Una storia che si possa sentire al bar durante una pausa, piuttosto che in una cena tra amici o conoscenti, o attraverso pagine di altre testate giornalistiche o grazie ad un costante passa parola, se giungono a destinazione, vorrà dire che hanno attirato l’attenzione di noi che lavoriamo dinnanzi un pc, in cerca di una bella storia da raccontare perché racchiude essenza ed emozione. Non è ovviamente un metodo scientifico, né tanto meno segue l’onda dell’attualità, ma il criterio di selezione rappresenta lo spartiacque tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere detto. I giornalisti raccontano, i fotografi colgono le sfumature che un volto o una circostanza trasmettono, i grafici individuano le soluzioni più idonee per impaginare una storia ed infine voi lettori esprimete il vostro giudizio.

Per ogni numero di Free Time la macchina si mette in moto e il nostro sogno si avvera, narrare una storia, è raccontare una vita. Grazie!

0 0 1415 30 marzo, 2016 2016 , Editoriali , n°52 mar/apr marzo 30, 2016

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